Il Tirreno

Grosseto

Bachir, diplomatico africano, protesta per chiedere interventi al castello dove vive

Sciopero della fame, poi il ricovero Sviene il paladino di Triana

Fiora Bonelli
<b>TRIANA</b> Il castello Piccolomini
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TRIANA Il castello Piccolomini

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 ROCCALBEGNA. Ahmet Bachir Diakhate, il diplomatico senegalese che vive con la moglie a Triana, il castello di Roccalbegna, che fu dei Piccolomini, è stato ricoverato al pronto soccorso di Castel del Piano, per svenimento derivante dallo sciopero della fame iniziato alcuni giorni fa (e di cui fa fede un certificato medico) per portare all'attenzione di tutti che occorre un ripristino urgente e una valorizzazione del castello. Bachir e la moglie Claudia hanno creato anche un'associazione per salvare il castello, ora di proprietà delle Opere Pie di Siena.  Bachir, dopo essere stato visitato dai medici, sotto la sua responsabilità ha voluto essere dimesso, riservandosi di continuare la terapia domiciliare. «Una vera e propria denuncia quella di mio marito - commenta la moglie di Bachir, Claudia - nei confronti di tutti coloro che sono responsabili, indifferenti a raccogliere l'Sos per salvare il castello di Triana».  «Bachir - continua Claudia - si è appellato all'articolo 9 della Costituzione italiana e ha invocato il diritto alla salute, in maniera provocatoria verso i proprietari del castello medievale di Triana che noi due tentiamo da anni, ma senza successo, di salvare dall'abbandono».  Quella di Triana, un piccolo gioiello medievale a poca distanza da Roccalbegna, è una piccola storia come tante, sull'Amiata, di opere d'arte, lasciate al loro destino di disfacimento e rovina.  Ma il castelletto rocchigiano che appartenne alla potente famiglia dei Piccolomini, quella di Papa Pio II, il cui nome resta legato a Pienza, è ancora in buone condizioni complessive e avrebbe bisogno di pochi interventi.  E, soprattutto, Claudia e Bachir, che con altre cinque o sei persone costituiscono il gruppo di abitanti della località di Triana, invocano con forza di valorizzarlo, facendone, magari, un luogo per attività didattiche estive, oppure un museo, o una cornice esclusiva per mostre, rassegne o altro.  «Basterebbe che qualcuno se ne preoccupasse - commenta Claudia, che spiega - Bachir ha iniziato alcuni giorni fa lo scipero della sete e della fame. Ha interrotto dopo tre, quattro giorni quello della sete, perché da Siena, da parte dell'ente che oggi possiede il castello erano arrivati segnali positivi. Ma Bachir - va avanti Claudia - aveva dichiarato che avrebbe continuato lo sciopero della fame fino a quando il segnale, che ci era pervenuto solo oralmente, non fosse diventato concreto e le intenzioni dei proprietari non fossero stati messi per iscritto. Ma tutto ciò non è successo e mio marito ha proseguito nella sua iniziativa di ferma protesta fino a sentirsi male e avere bisogno di essere ricoverato al pronto soccorso di Casteldelpiano. Adesso continua la cura a Triana e vedremo nei prossimi giorni se qualcosa si muoverà».

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