Sicurezza
Conclusa la vicenda di una vasca che secondo i Beni culturali con i suoi riflessi inquinava la collina di Cosa
Quella piscina non turba il paesaggio
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ANSEDONIA Piscine di alcune ville lungo il litorale Proprietario di una villa vince il ricorso al Tar: il Comune dovrà pagare 3mila euro
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ORBETELLO. Accolti i ricorsi del proprietario dell'invaso diventato legittimamente piscina, Comune di Orbetello condannato a pagare 3.000 euro al proprietario. Tutto era nato quando nel 1994 il Ministero dei beni culturali aveva annullato l'autorizzazione paesaggistica «a causa dell'impatto cromatico e dei riflessi dell'acqua» che la piscina avrebbe creato nella zona di Ansedonia. Anzi, la storia affonda le radici ben più addietro, addirittura nel 1973. In quell'anno Nicolò Piotti aveva ottenuto una concessione edilizia, previo parere della Sovrintendenza, per sistemazioni esterne alla propria villa, tra le quali un invaso d'acqua. Nel 1986 aveva chiesto la sanataria per il cambio di destinazione d'uso da vasca a piscina (senza modifiche dimensionali) e per la costruzione di spogliatoi, wc e locale filtro. Nel 1991 la giunta aveva rilasciato l'autorizzazione, poi annullata dai Beni culturali con le motivazioni dei riflessi: ne sarebbe stato turbato il paesaggio, quello godibile dall'alto della collina dove si trova la città romana di Cosa. Nel 1994 il Comune aveva quindi respinto l'istanza di sanatoria, ordinando due anni dopo la demolizione dei manufatti oggetto di richiesta. Ma Piotti si era prima rivolto al Tar del Lazio e poi a quello della Toscana. Il primo ha sentenziato nel febbraio scorso che il ministero aveva sbagliato: credeva si trovasse di fronte a una nuova piscina, mentre vi era solo un cambio di destinazione (da ornamentale a balneare). Dunque illegittimi il decreto di annullamento e l'ordine di demolizione. Adesso il Tar Toscana, sezione terza, ha fatto propria quella decisione e ha dato ragione a Piotti.
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