Italia
«Non mi ha parlato dell'incidente»
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LA TRAGEDIA. Imer Lukuiner, il bagnino che ha ha parlato con la mamma del bambino. Lo stabilimento balneare dal quale sono usciti per fare un bagno vicino alle boe Feniglia sotto choc, il bagnino racconta: la mamma era tranquilla
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PORTO ERCOLE. Una spiaggia che ormai ha una fama che la precede. Per l'ennesimo incidente in mare. Questa volta, la vittima si chiama Federico e ha solo 16 mesi. Morto ieri mattina, dopo essere scivolato in acqua da un pedalò. Inutili i tentativi di rianimazione. Il cuore del piccolo non ha avuto nemmeno un sussulto durante quei quaranta minuti di attesa e speranza. Erano le nove di ieri mattina, quando sulla spiaggia della Feniglia, allo stabilimento Mamma Licia, il piccolo Federico Cassinis, di sedici mesi, è salito su un pedalò con la madre. Un tuffo al largo, vicino alle boe. Mamma e figlio insieme, su quel pedalò arancione e bianco con il nome dello stabilimento balneare su un fianco. Sulla spiaggia era in servizio il bagnino, nonché cuoco del ristorante, Vittorio Giacomelli, che però non era stato avvertito dalla donna che aveva preso il piccolo natante. Giacomelli non ha visto Laura Pettinello, 45 anni commercialista romana, uscire con il mezzo. Intorno alle nove e trenta l'assistente al salvataggio, Imer Lukuiner, addetto alla sistemazione e all'affitto dei lettini, ha incrociato la signora. «È venuta da me chiedendomi di pagare un lettino ed un pedalò per trenta minuti - racconta Lukuiner - era già tornata dalla breve gita in mare, anche se nessuno di noi l'ha vista, e appariva tranquilla». Imer è operaio dipendente dello stabilimento Mamma Licia da una ventina di anni ed ha spesso a che fare con clienti abituali che, senza avvertire il personale, usano i pedalò per poi pagare successivamente. La prassi per il noleggio di qualsiasi mezzo passa attraverso l'esibizione di un documento da parte di sconosciuti, mentre i bagnini controllano le persone a bordo, se ci sono o meno bambini, e forniscono i relativi salvagenti in caso di necessità, anche se questi non sono imposti da nessuna ordinanza della capitaneria di porto. Non è stato però il caso della signora Cassinis che non ha informato nessuno della sua uscita in mare, ma che, essendo una cliente giornaliera da un mese a questa parte, non era soggetta a controlli aggiuntivi da parte della vigilanza del bagno. «Dopo aver saldato il conto, la signora ha chiesto di poter fare una doccia - prosegue Lukuiner - e io sono andato ad aprirle l'acqua. Si è sistemata, poi è tornata dicendomi che sarebbe andata a fare una passeggiata in pineta con i bambini. Mi ha spiegato che la spiaggia era troppo affollata». Il piccolo Federico dormiva sul lettino. Laura, non ha detto a nessuno, nemmeno all'assistente bagnante che Federico era scivolato in acqua, che aveva forse bevuto e che aveva poi vomitato. L'assistente non si è preoccupato, nessuno aveva lanciato allarmi su incidenti in mare o malori da parte dei bagnanti ed ha salutato la signora normalmente. Laura aspettava gli altri due figli, di 8 e 10 anni che erano nella sua casa di Porto Santo Stefano con la tata. «Non ho visto con quanti figli andasse via perchè si è presentata da me sola e - aggiunge - vedendola andar via serena, le ho detto che ci saremmo rivisti nel pomeriggio, ma non è più tornata». Laura non è tornata perché quando è arrivata all'ombrellone ha visto che Federico non stava bene. Lo ha coperto con un asciugamano, è salita sulla sua auto ed è corsa all'ospedale. I bagnini, quando hanno saputo cosa era successo, non hanno nascosto il loro stupore di fronte alla compostezza della mamma, che probabilmente non si era resa conto della gravità dell'incidente e delle sue conseguenze. Allo stabilimento, che era successo qualcosa di terribile, lo hanno scoperto solo quando sono arrivati i carabinieri. Laura non c'era più. Era all'ospedale con il suo bambino. Sperava che i medici ce la facessero a salvarlo. Ma era tardi, Federico era già morto. Claudia Della Verde ALTRO SERVIZIO A PAG. 3
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