Il Tirreno

Grosseto

I primi "cuccioli" di falco pescatore

Stefano Fabbroni
<strong>FALCO PESCATORE.</strong> Un’immagine del rapace E a sinistra i presidenti dei parchi della Maremma e della Corsica Giampiero Sammuri e Jean Luc Chiappini
◗
FALCO PESCATORE. Un’immagine del rapace E a sinistra i presidenti dei parchi della Maremma e della Corsica Giampiero Sammuri e Jean Luc Chiappini

Il lieto evento è accaduto vicino alla foce del fiume Ombrone, in un'area palustre. Le ultime coppie di rapaci si erano riprodotte in Sardegna e Sicilia ma furono abbattute negli anni '70

3 MINUTI DI LETTURA





ALBERESE. Le ultime coppie di rapaci si erano riprodotte in Sardegna e Sicilia ma furono abbattute negli anni '70. In Corsica invece la specie era stata protetta, e da lì ha spiccato il volo per la Toscana. Dopo 42 anni il falco pescatore torna a nidificare in Italia, nel parco regionale della Maremma: una nidificazione attesa dal lontano 1969.

Il lieto evento è accaduto vicino alla foce del fiume Ombrone, in un'area palustre. Attraverso l'aiuto di un sistema originale di videosorveglianza che controlla il comportamento dei falchi e quanto avviene intorno a loro, è stato possibile assistere alla schiusa delle uova e ai primi movimenti del baby falco.

L'ultima nidificazione documentata del rapace, avvenuta in natura, risale al 1969 in nidi posti sulle coste Sarde e Siciliane, in Toscana nel 1929, nell'isola di Montecristo. Con meno di un centinaio di coppie riproduttive distribuite tra Corsica, isole Baleari, Algeria e Marocco, la popolazione mediterranea del falco pescatore è considerata un'entità vulnerabile dal punto di vista della conservazione. Mentre in Italia la scomparsa della specie risale tra gli anni'50 e'60, nella vicina Corsica nel 1974 restavano solo 4 coppie di falco.

Fortunatamente, l'adozione tempestiva e prolungata di efficaci strumenti di conservazione e controllo del territorio ha portato a un recupero straordinario della specie, fino alla trentina di coppie nidificanti. E proprio il successo che ha avuto questa operazione condotta nella riserva marina di Scandola, nel Parco Regionale della Corsica, ha portato all'idea di un progetto di conservazione coordinato, che interessasse anche le coste italiane.

E in questo progetto si è inserito quasi dieci anni fa, anche grazie a Legambiente, il Parco della Maremma, con l'obiettivo di ricostituzione di una popolazione nidificante di falco pescatore. Ieri mattina nel Parco di Alberese sono state fatte le premiazioni per l'ottima riuscita della prima parte del progetto tra Parco regionale della Maremma e Parco della Corsica, che ha portato alla nidificazione. A ritirare i premi, consegnati da Angelo Gentili, della segreteria nazionale di Legambiente, sono stati i presidenti degli enti "artefici" dell'iniziativa, Giampiero Sammuri e Jean Luc Chiappini.

«Si è trattato di un lungo processo - spiega Sammuri - iniziato nel 2002 quando l'idea è stata promossa ed è proseguito quattro anni più tardi con l'avvento in Maremma di falchi predatori corsi. Alla prima "reintroduzione" dell'uccello in Maremma, frutto di un accurato studio delle specie, è seguito l'arrivo delle guardia parco locali in Corsica, utile ad apprendere i metodi di lavoro sul rapace. Poi le fasi della nidificazione: covata delle uova, nascita e il primo volo dei due piccoli falchi, maschio e femmina, chiamati "Gradel" e "Maremma"".

Il progetto, sempre secondo il presidente di Federparchi, continuerà perchè «lo scopo è quello di far aumentare le coppie di rapaci, sempre in sinergia con le specie corse. Tutto questo sempre nell'ottica di una sempre maggiore biodiversità». «In Corsica, il processo di nidificazione - aggiunge il presidente corso, Chiappini - ha consentito un'evoluzione dalle quattro alle trenta coppie e questo ha favorito l'interesse dei dirigenti del parco maremmano».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa