Il Tirreno

Grosseto

Gli ho dato la caccia per 24 ore e alla fine ho baciato Bono Vox

Francesca Gori
Bono con la nostra cronista all'aeroporto
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Bono con la nostra cronista all'aeroporto

All'aeroporto di Grosseto con il leader degli U2 che riparte dopo la festa per The Edge a Porto Ercole e si concede ai fan. L'incontro con la nostra cronista e il sogno di dargli un bacio

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GROSSETO. La sua voce ti accompagna da quando sei poco più che adolescente. La sua voce, quella che canta le canzoni che sai a memoria. Una folgorazione, il primo disco acquistato. Si intitola “Achtung baby”, uscito nel 1991. Quell’anno avevo 14 anni e la voce di Bono Vox era quella degli U2, la band che aveva scritto e suonato “One”. Quattro minuti e trentasei secondi, dura in tutto quella canzone. Le parole imparate a memoria, canticchiata sull’autobus, la mattina quando vai a scuola e nello zaino c’è il diario Smemoranda tenuto insieme con lo scotch sul dorso e l’elastico, per le troppe foto (sue) che ci sono appiccicate, incollate sulle sue pagine.

Poi, vent’anni dopo, in una calda domenica d’agosto, il mio mito, Paul David Hewson, alias Bono, si materializza davanti a me, all’aeroporto Baccarini di Grosseto.

Due giorni di caccia disperata; ma da cronista, stavolta. Certi mondi li devi raccontare, anche se spesso la cronaca ti allontana dai sogni. E invece, tutto comincia un sabato mattina con una telefonata: «Bono è in Maremma, c’è il compleanno di The Edge al resort Il Pellicano». Un sospirone, poi parte la caccia: alla notizia, che comunque c’è tutta e vale e a quell’idolo che per tante volte, durante i concerti ho sognato di incontrare.

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Ieri pomeriggio, sotto il sole cocente della Maremma, quel sogno è diventato vero. È bastata una telefonata per cambiare tutto. La più classica delle “dritte” per una giornalista. «Alle 17 parte con volo privato dal Baccarini. Mi raccomando, Francesca».

Da non credere: ho 34 anni e sono lì, davanti al telefono, che comincio a saltare per casa. Il mio lavoro, almeno questo sogno, mi ha permesso di realizzarlo. Ora devo vestirmi. Indosso la canottiera acquistata al concerto di Milano, luglio 2009. Macchina fotografica al collo, perché sono una fan. Taccuino per scrivere, perché sono una cronista. E via.

Poi arriva lui. Scende dal furgone Mercedes. Bono apre bocca e comincia a parlare: io quella voce la conosco bene, è quella sulla quale canto sopra. Di solito pronuncia frasi che so a memoria, quelle delle canzoni contenute in tutti i dischi degli U2. Ma quella voce dice parole che non sono canzoni. «La Maremma è bella, prometto che ci torno». Poi si volta verso Michele, 38 anni fondatore del fans club Zooitalia, che è lì a pochi passi da me e ha in mano un 45 giri che vale una fortuna. «Non lo vendere, e se proprio lo vuoi fare vendilo a me».

La voce di Bono è la voce delle sue canzoni. Ma sentirla pronunciare frasi normali fa un effetto che non ti aspetti. Perché io lo avevo sempre visto da lontano. E invece Bono si avvicina, mi abbraccia, si fa fotografare con me. E mi dà un bacino sui capelli, come si fa con chi l’emozione, almeno una volta, non ha bisogno di nasconderla.

Con Bono c’è anche Michael Stipe, il cantante dei Rem. Lo guardo e penso a “Everybody Hurts”, per me una delle canzoni più belle che siano mai state scritte. Stipe, però, non si concede. Bono si ferma. È a un passo da me. Tengo in mano il taccuino, il Moleskine che fa tanto giornalista. Qualche domanda provo a fargliela, ma le mani mi tremano. Paul Hewson se ne accorge, sorride. Mi fa cenno di avvicinarmi e io, piano piano, lo raggiungo. Con me ci sono altri ragazzi. Siamo quasi tutti lì per raccontare la cronaca della partenza di una rockstar dal piccolo aeroporto di Grosseto. Ci ritroviamo con l’emozione dei fan e delle groupie che hanno fatto centinaia di chilometri per un concerto.

Il bacio che mi dà Bono, nonostante all’aeroporto di Grosseto ci fossi arrivata per scrivere un articolo, lo ricambio. Sulla guancia, sorridendo.

Paul David Hewson è un uomo in carne ed ossa. Invecchiato e sovrappeso, rispetto all’immagine patinata del poster che per anni ho tenuto in camera, appeso alla parete. E anche un pò sudaticcio. Ma quel bacio resterà per sempre, insieme al suo autografo.

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