Grosseto diventa modello per il sostegno economico alle imprese in crisi
Enrico Pizzi
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SODDISFATTO. Renzo Alessandri, direttore Cna Cinquecento euro al mese per ogni dipendente che rischia di perdere il proprio posto di lavoro
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GROSSETO. I contributi della Provincia a sostegno dell'occupazione per le piccole imprese in stato di crisi sono un modello di welfare locale. È questa la prima certezza da cui parte l'analisi della Cna su come la Maremma sta cercando di affrontare la crisi economica ancora in atto. Alessandri spiega che il tutto è partito dalla considerazione del fatto che gli ammortizzatori sociali sono strumenti passivi, che constatano la fine di un rapporto di lavoro e intervengono a sostenere il lavoratore. Funzionano così la cassa integrazione, la disoccupazione, e la cassa integrazione in deroga che, tra l'altro, non copre le imprese artigiane, a eccezione di quelle edili. «A Grosseto - dice - abbiamo cercato di ragionare su una misura che consentisse all'azienda di mantenere il lavoratore, perché una volta che il rapporto di lavoro si interrompe, se il lavoratore non è più che specializzato l'azienda preferisce riassumere, al momento della ripresa, persone più giovani, apprendisti, che costano meno». La misura, che adesso è stata allargata anche alle imprese del commercio e del turismo, dà circa 500 euro al mese fino a sei mesi per ogni dipendente che non viene licenziato. Sono le associazioni di categoria, coni sindacati, a esaminare l'azienda e attestare lo stato di crisi per l'ammissione al contributo. La Provincia dal 2010 a oggi ha già stanziato poco meno di 500mila euro, circa altrettanti conta di stanziarne fino al 2014. C'è un settore, però, che beneficia di altri ammortizzatori sociali, ma non di questa misura, ed è l'edilizia. Un settore che preoccupa non poco. Dalla contabilità delle imprese del settore amministrate, la Cna fotografa una caduta verticale: -26,3% nel 2010 a Grosseto rispetto all'anno precedente, mentre in Toscana la caduta si "ferma" a -19,8%. Il presidente Gabriele Fusini punta il dito soprattutto sulla riduzione degli appalti pubblici sulle modalità di gara. Quale spazio e ruolo ritagliare per la piccola e micro impresa locale? Secondo Fusini occorre «facilitare l'accesso agli appalti pubblici alle imprese edili artigiane» e per questo il presidente della Cna sollecita la politica a spingere per «le assegnazioni sottosoglia, che ora raggiunge addirittura il milione di euro» o per «l'utilizzo dell'offerta economicamente più vantaggiosa». «La pubblica amministrazione è chiamata, con una "scelta di coraggio" - dice Fusini - a interrompere la ricorrente e perversa spirale del massimo ribasso, evitando l'ulteriore logoramento del tessuto imprenditoriale e, soprattutto, limitando il fenomeno di appalti e sub appalti affidati ad imprese proveniente da fuori regione (e in particolare dal meridione). Il risultato - conclude - potrebbe avere una doppia valenza: maggiori opportunità per le imprese locali e la quasi certezza di opere realizzate. I ribassi del 40 per cento, infatti, sono sinonimo di lavori mai conclusi e di aziende aggiudicatarie che contano, tra i propri dipendenti, più avvocati che carpentieri».
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