Il Tirreno

Grosseto

La bimba aveva una malformazione congenita, è spirata all’ospedale pediatrico Meyer

Muore a otto mesi, aperta un'inchiesta

<b>SEQUESTRO.</b> Delle cartelle cliniche al Meyer di Firenze
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SEQUESTRO. Delle cartelle cliniche al Meyer di Firenze

Il procuratore di Firenze ha disposto l'autopsia sul corpo della piccola Ginevra

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 CASTIGLIONE. Ginevra aveva solo otto mesi, ma il suo piccolo cuore si è fermato la scorsa settimana. La Procura, su richiesta dei genitori, ha aperto un'inchiesta, disponendo l'autopsia e il sequestro delle cartelle cliniche.  È morta all'ospedale pediatrico Meyer di Firenze, ed è lì che la Procura vuole vederci chiaro, dopo l'esposto presentato dai genitori, Sabrina Zambernardini e Simone Guarguaglini di Castiglione della Pescaia.  La bimba era nata con gravi problemi cardiaci. Problemi che purtroppo per questa piccola di Castiglione della Pescaia si sono rivelati insuperabili. Dopo 8 mesi trascorsi fra ospedali e sale operatorie, alcuni giorni fa è morta mentre si trovava ricoverata al Mayer. Ginevra era nata il 17 dicembre scorso ed immediatamente era stata trasportata all'Ospedale pediatrico apuano: presentava una cardiopatia congenita complessa e anche altri problemi. La piccola il 22 dicembre è stata sottoposta ad un primo intervento all'ospedale apuano dove è rimasta fino a febbraio per poi essere trasferita al reparto di neonatologia del Mayer. A maggio la piccola è tornata a Massa per un secondo intervento che era riuscita a superare, così che il 23 giugno è stata nuovamente trasferita a Firenze in rianimazione perchè presentava comunque un quadro clinico generale molto complesso e doveva sostenere un nuovo intervento. A Firenze pochi giorni fa il suo fragile cuore ha smesso di battere, per sempre. Gettando nel dolore e nello sconforto la mamma e il papà che ora vogliono riuscire a capire se i medici hanno fatto tutto il possibile per salvarla. Una storia drammatica, quella che ha avuto come protagonista questa bambina che ha sostenuto il primo intervento quando pesava meno di due chili.  Ora al sostituto procuratore Pietro Suchan capire una volta per tutte se la morte della bambina sia dovuta ad un caso di malasanità oppure no. Le prime risposte potrebbero arrivare dall'esame autoptico che è stato disposto, ma non ancora effettuato.  I medici dell'ospedale pediatrico fiorentino infatti, avevano detto che Ginevra sarebbe potuta tornare a casa, a Castiglione. Ma nella cittadina tanto cara a Calvino, la piccola è arrivata soltanto per ricevere l'ultimo saluto dei suoi familiari, dei loro tanti amici, di tutto il paese che si è strettto attorno alla famiglia Guarguaglini.  La malattia cardiaca di Ginevra le fu scoperta quando ancora la bimba non era nata. La mamma Sabrina era al sesto mese di gravidanza quando i medici del Misericordia le dissero che il cuoricino di sua figlia non funzionava come avrebbe dovuto. Da quel momento, mentre Ginevra era ancora nella pancia della mamma, è cominciato il suo calvario. Al Meyer di Firenze poi all'ospedale di Massa Carrara dove è stata sottoposta una prima volta a un delicatissimo intervento chirurgico. I suoi genitori non hanno mai smesso nemmeno un giorno di lottare. E di sperare. Per mesi è andata avanti così, tra ricoveri, macchinari medici sofisticati che le permettessero di vivere il più a lungo possibile. Nella mente di Simone e di Sabrina, ma soprattutto nel loro cuore, c'era una speranza e una battaglia. Quella per far sopravvivere loro quella bambina, frutto di un amore nato a Castiglione. Di farla crescere insieme alla sorella Giada, circondata dall'affetto di tutti.  I genitori della piccola lo sapevano che la situazione era delicatissima e che i medici hanno fatto di tutto per salvarle la vita. Ma qualcosa, secondo loro, non è andato nel verso giusto. Da qui la necessità di andare fino in fondo a questa storia, che potrebbe significare anche il dolore di vedere esumare quel corpicino. Il procuratore di Firenze ha aperto un fascicolo e ha disposto un'autopsia. Il risultato non cambierà nulla, ma Sabrina e Simone potranno dire di aver fatto tutto quello che potevano.

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