Finanza
Le tartarughe non moriranno
Al Carapax nascerà un centro europeo di ricerca
3 MINUTI DI LETTURA
MASSA MARITTIMA. Ci sono dei cuccioli nei laghetti artificiali del Carapax dove vivono le tartarughe arrivate dalla Gran Bretagna. Gli esemplari adulti, invece, se ne stanno sui bordi a prendere il sole e a mangiare. È l'immagine scattata durante una visita fatta martedì dalla Comunità Montana, che rassicura tutti sulle loro condizioni dopo l'articolo pubblicato dal Guardian. Per capire quali siano le condizioni generali di un gruppo di animali a volte basta poco. Ad esempio, il fatto che nell'habitat in cui passano i loro giorni siano in grado di riprodursi. Quei cuccioli hanno fatto tirare un sospiro di sollievo agli uomini della Comunità Montana delle Colline Metallifere, soggetto di riferimento del Centro, dopo l'uscita del quotidiano brittanico The Guardian, che venerdì scorso ha pubblicato un articolo dove, attraverso i racconti di alcuni animalisti, lanciava il grido d'allarme: «le tartarughe marine in Maremma stanno morendo». Non è così, assicurano dal Centro, o almeno non è ancora possibile saperlo. Le tartarughe arrivate da Oltremanica sono centinaia e nessuno ha mai fatto un censimento (un compito che non spettava all'ex direttore Donato Ballasina, custode giuridico di quegli animali). Data anche la folta vegetazione che circonda i laghetti dove sono inserite, diventa pressochè impossibile capire se alcune siano morte e se i loro corpi stiano giacendo sul fondo. Questo sarà valutato lunedì, quando gli enti, Asl e Arpat faranno un sopralluogo per capire come procedere con questi animali. Intanto, però, ci sono degli aspetti che danno fiducia. Oltre ai cuccioli, intorno ai laghi non è stato trovato alcun animale morto. Anzi, gli esemplari adulti sono nutrite con regolarità con del mangime apposito (sono carnivore) dalla Comunità Montana, che si è fatta carico degli animali. Già, perchè a differenza degli animali esotici che hanno portato in passato il Carapax al centro di diversi scandali, tra sequestri e segnalazioni di maltrattamenti, queste tartarughe, pur essendo originarie della Luisiana (Nord America) possono soggiornare nel Centro. La famiglia a cui appartengono, la Trachemis Scripta Elegans, non è tutelata da leggi internazionali. Per capirsi, sono le tartarughe marine che fino a qualche anno fa (finchè non è stata vietata la vendita) erano esposte in tutte le fiere e nei negozi di animali. Lo spiega Roberto Barbuti del Museo naturale dell'Università di Pisa, l'altro soggetto che insieme all'ente di Zago gestisce il Centro. «Nel corso dei procedimenti giudiziari dal Carapax sono scomparsi gli esemplari più pregiati e sono rimaste solamente le tartarughe palustri americane che, normalmente vendute come animali domestici da piccole diventano, una volta cresciute, un problema per i proprietari che spesso le abbandonano in ambiente naturale con grave danno per gli ecosistemi. Sono queste le tartarughe di cui ha parlato il Guardian. Gli esemplari pregiati sono invece le tartarughe terrestri e palustri mediterranee». Ed è proprio l'Università di Pisa a parlare del futuro del Carapax. «Il nuovo centro sarà istituito inizialmente a Malfatto, a Massa Marittima. - continua Barbuti - Quando le opere di ristrutturazione saranno terminate, il centro si sposterà all'ex Carapax, luogo più adatto per le sue caratteristiche climatiche e logistiche». Proprio in questi giorni, infatti, è stata formalizzata una richiesta alla Regione per costituire in Maremma un centro europeo per la ricerca e la conservazione delle testuggini mediterranee.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
