Italia
SantAnna, parla Locatelli
«Senza gli aumenti avremmo chiuso»
A.F.
◗
SANTANNA. La sede a Massa 2 MINUTI DI LETTURA
MASSA MARITTIMA. La fondazione Sant'Anna, tra debiti e progetti, guarda al futuro. Sono stati i problemi economici, uniti a una corretta conduzione finanziaria, a far aumentare le rette del pensionato di San Giuseppe. Ma la fondazione ha già in cantiere una casa famiglia da destinare ai ragazzi. A spiegare il momento del Sant'Anna è il presidente della fondazione, Gianni Locatelli. «I problemi non mancano. Abbiamo dei debiti pesanti a cui tener testa e che ci costringono a prendere delle decisioni». Come, ad esempio, quella del pensionato. «Lì la scelta era tra chiudere o tenere aperto allineandosi con la media delle altre strutture simili». Per questo è stato deciso di aumentare le rette: una decisione, tra l'altro, presa dalla nuova cooperativa gestrice del pensionato. «Con quella precedente avevamo dei ritardi nel pagare alcune fatture. - spiega Locatelli - In quel caso sono venuti fuori dei costi che non erano previsti nella convenzione che abbiamo stipulato. Con la nuova cooperativa, dopo un periodo di prova, abbiamo deciso di portare le rette in linea con le altra strutture. Non tanto, ma ad una cifra che consentisse almeno di ricoprire le spese. In caso contrario saremmo andati in perdita e quindi verso la chiusura». Ma la cooperativa Cuore fa qualcosa di più: «stanno portando avanti dei lavori di programmazione e di ristrutturazione della struttura». Infatti al Sant'Anna nessuno si piange addosso per la situazione di crisi: bensì «ci rimbocchiamo le maniche e andiamo avanti» come dice il presidente della Fondazione. Questo vale tanto per il presente quanto per il futuro. «Al momento stiamo portando avanti insieme alla Società della Salute il programma d'accoglienza dei rifugiati politici arrivati dalla Liba. - dice Locatelli - Un'operazione che ci consente anche di accedere ad alcuni contributi della Regione, soggetto di riferimento del piano d'accoglienza». Poi c'è il futuro. «Dal prossimo primo gennaio speriamo di poter partire con la casa famiglia a cui stiamo lavorando: una struttura che sarà in grado di ospitare e fornire dei corsi di formazione ai ragazzi che ne avranno bisogno».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
