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Grosseto

Dall'affaire Alitalia a P4 tutto passa da qui

Dall'affaire Alitalia a P4 tutto passa da qui

L'ultimo nome che esce dalle carte è del capitano del Noe di Grosseto: «Nella rete di Bisignani»

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GROSSETO. Come in un circolo chiuso che inizia e finisce in Maremma. È il percorso che lega da tre anni a questa parte le grandi inchieste che fanno tremare il Paese con la provincia di Grosseto, in particolare con la zona dell'Argentario.  Dall'affaire Alitalia, allo scandalo appalti per le Grandi opere, passando per le presunte società segrete P3 e P4, due inchieste attraverso le quali - secondo gli inquirenti - politici, magistrati, faccendieri e uomini d'affari si sarebbero spartiti nomine e appalti in cambio di favori, o per evitare scandali e spiacevoli ritorsioni.  L'ultimo esempio? In un lungo interrogatorio sull'inchiesta P4, il costruttore Tommaso di Lernia, avrebbe prima accusato per poi ritrattare il ruolo dell'ex sindaco di Orbetello e attuale ministro dei Trasporti Altero Matteoli e quello del presidente di Enav Luigi Martini, un passato da giocatore della Lazio con casa e barca a Orbetello.  Ma la coppia Matteoli-Martini è stato il primo legame tra la Maremma e il Palazzo negli utlimi tre anni. Nel 2008, durante la crisi Alitalia, era stato l'Espresso a raccontare che il patto per salvare la compagnia di bandiera e sponsorizzare il passaggio a Cai era nato a Orbetello proprio dal rapporto tra l'ex sindaco e l'ex calciatore. Lo stesso che da deputato, solo qualche anno prima, aveva proposto di stanziare 7,5 milioni di euro per la Laguna quando era commissariata e dunque blindata a qualsiasi finanziamento.  Dalle carte sull'inchiesta P4 esce un altro nome legato alla Maremma. È quello del capitano del Nucleo operativo ecologico dei carabinieri di Grosseto Florindo Rosa. L'ufficiale che come spiega nell'intervista a fianco non è indagato né tantomeno è stato ascoltato dai magistrati Francesco Curcio e Henry John Woodcock, compare nel faldone allegato alla richiesta di misure cautelari, nella quale si fa riferimento ai legami tra Luigi Bisignani, ex giornalista con casa ad Ansedonia e figura chiave dell'inchiesta, e la rete di poteri con la quale ha rapporti.  Tra i politici ci sono Gianni Letta e Daniela Santanché, Lorenzo Cesa e Denis Verdini, passando per alti ufficiali dell'Arma dei carabinieri: il generale Lucio Nobili o della Finanza, com il generale Fabrizio Lisi.  Il nome di Florindo Rosa è tra questi ufficiali, ma rispetto agli altri, che hanno avuto il telefono sotto controllo e dei quali gli inquirenti descrivono comportamenti e relazioni, per il capitano del Noe di Grosseto c'è solo una riga con il nome, la funzione nell'Arma.  «Con Bisignani ci conosciamo da trent'anni - spiega il capitano - io ero un giovane carabiniere che sapeva battere a macchina e lui un giornalista dell'Ansa. Poi quando sono tornato in Maremma, quattro anni fa, ci siamo incontrati perché lui ha la casa ad Ansedonia. Vorrei solo sapere perché il mio nome è in quella lista».  Nel recente passato, era il luglio dello scorso anno, anche il procuratore capo di Grosseto Francesco Verusio era stato sfiorato dall'inchiesta P3 per un'intercettazione c che non ha avuto alcun seguito a livello di indagini.  La figura di un altro magistrato legato alla Maremma ha avuto qualche grattacapo lo scorso anno per una compravendita sospetta. Si tratta dell'attuale presidente del Consiglio di Stato Pasquale De Lise che riuscì a vendere la sua villetta alla Giannella a un prezzo un po' troppo alto rispetto al reale valore secondo gli inqurenti (oltre un milione di euro). Tanto da doversi presentare dai magistrati.  Senza dubbio però, l'inchiesta che più ha interessato la Maremma è stata quella che riguarda le presunte irregolarità negli appalti delle Grandi Opere: dal terremoto de L'Aquila, ai mondiali di nuoto, fino ai lavori per 150 anni dell'Unità d'Italia. Al centro di quell'indagine, ieri discussa alla Camera per le intercettazioni, c'è Fabio Maria De Vito Piscicelli, imprenditore arrestato lo scorso anno con l'accusa di corruzione e considerato l'intermediario tra il costruttore Diego Anemone, le banche e i funzionari del Ministero.  La sua vita come i suoi affari, ruota in Maremma. All'Argentario Piscicelli, nel 2008, avrebbe comprato e ristrutturato una casa per ingraziarsi l'allora provveditore alle opere pubbliche in Toscana Fabio De Santis.  Sempre all'Argentario Piscicelli stava pescando il giorno in cui venne arrestato. Nella sua villa ha trascorso parte dei domiciliari. Di lui c'è un'intercettazione nella quale racconta della cricca che imperverserebbe nel Comune dell'Argentario gestendo permessi ed appalti. Per questo, sempre nella sua villa, è stato interrogato dalla polizia di Grosseto come persona informata sui fatti.  Perché anche le Grandi inchieste non sono un circolo chiuso.

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