Attenzione
Dal giudice per un bicchierino dopo l'incidente in auto
Federico Lazzotti
◗
POSITIVO. Dopo il caffé corretto ha registrato un tasso sopra al limiteDopo l'incidente beve un cicchetto in ospedale: patente ritirata e multa un ragazzo di 23 anni risultato positivo al test alcolemico. Nello schianto il giovane aveva sbattuto con il petto, forse, contro il volante rompendosi lo sterno
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GROSSETO. Bevendo un liquore al caffé un ragazzo di 23 anni è risultato positivo al test alcolemico.
«Patente ritirata e mille euro di multa», recita il verbale dei carabinieri dello scorso 8 ottobre. Colpa - scrive il giudice di pace nella sentenza che lo scagiona - non di un comportamento irresponsabile e illegale ma molto probabilmente di un caffè a base di liquore bevuto mentre era rimasto solo nella sala d'attesa del pronto soccorso in attesa di essere visitato.
È l'alba dell'8 agosto 2010 quando l'allora ventunenne è al volante dell'Opel Corsa della madre e sta percorrendo l'Aurelia per tornare a casa, a Grosseto, dopo il lavoro. Alle porte della città perde il controllo ed esce di strada. Nessun altra auto coivolta, ma nello schianto il giovane sbatte con il petto, forse, contro il volante. Arrivano i soccorritori che lo portano in ospedale. «Frattura dello sterno», diranno gli esami radiologici.
Tra l'ingresso al Misericordia e la Tac però - come si legge nei referti - passa quasi un'ora. «Sono rimasto da solo nella sala d'attesa - ha raccontato nel ricorso presentato dal suo legale, l'avvocato Giovanni Gori - c'era il climatizzatore acceso e faceva freddo. Ero sotto choc, infreddolito e intorpidito. Ho anche chiesto una coperta agli infermieri. In attesa che arrivassero i miei genitori ho preso la confezione di Caffè Borghetti che avevo con me e l'ho bevuta. Non ho pensato che di lì a poco mi avrebbero fatto l'alcoltest».
Alle 6.40, invece, come prevede la prassi per le persone coinvolte in un incidente stradale, in pronto soccorso arrivano i carabinieri che chiedono ai sanitari di eseguire sul giovane il test. Gli esami rilevano un tasso di 0,605 grammi per litro, leggermente superiore al limite. Tanto più che il ventunenne è un neo patentato e questo particolare complica la sua posizione. Inutile, almeno in quel momento, che il medico, che lo aveva soccorso lo avesse descritto come «vigile e orientato».
Due giorni dopo i militari notificano a Simone Bencivenga il verbale con il quale viene irrogata una sanzione amministrativa di mille euro, ritiro della patente e la perdita di 10 punti. Un mese e mezzo dopo - con quindici giorni di ritardo rispetto a quanto prescrive la legge - la Prefettura notifica il decreto di sospensione della patente al fratello. È su questi due punti: il caffè corretto bevuto nella sala d'attesa e il ritardo del decreto del Prefetto, che si basa il ricorso presentato lo scorso 8 ottobre. Il 16 maggio la sentenza del giudice di pace Adelma Caccialupi. «Non c'è prova che l'abbia o meno bevuto - scrive - va rilevato che è stato lasciato solo prima di eseguire i necessari esami e quindi non vi è nemmeno prova che fosse in preda a sostanze alcolemiche mentre era alla guida».
«Patente ritirata e mille euro di multa», recita il verbale dei carabinieri dello scorso 8 ottobre. Colpa - scrive il giudice di pace nella sentenza che lo scagiona - non di un comportamento irresponsabile e illegale ma molto probabilmente di un caffè a base di liquore bevuto mentre era rimasto solo nella sala d'attesa del pronto soccorso in attesa di essere visitato.
È l'alba dell'8 agosto 2010 quando l'allora ventunenne è al volante dell'Opel Corsa della madre e sta percorrendo l'Aurelia per tornare a casa, a Grosseto, dopo il lavoro. Alle porte della città perde il controllo ed esce di strada. Nessun altra auto coivolta, ma nello schianto il giovane sbatte con il petto, forse, contro il volante. Arrivano i soccorritori che lo portano in ospedale. «Frattura dello sterno», diranno gli esami radiologici.
Tra l'ingresso al Misericordia e la Tac però - come si legge nei referti - passa quasi un'ora. «Sono rimasto da solo nella sala d'attesa - ha raccontato nel ricorso presentato dal suo legale, l'avvocato Giovanni Gori - c'era il climatizzatore acceso e faceva freddo. Ero sotto choc, infreddolito e intorpidito. Ho anche chiesto una coperta agli infermieri. In attesa che arrivassero i miei genitori ho preso la confezione di Caffè Borghetti che avevo con me e l'ho bevuta. Non ho pensato che di lì a poco mi avrebbero fatto l'alcoltest».
Alle 6.40, invece, come prevede la prassi per le persone coinvolte in un incidente stradale, in pronto soccorso arrivano i carabinieri che chiedono ai sanitari di eseguire sul giovane il test. Gli esami rilevano un tasso di 0,605 grammi per litro, leggermente superiore al limite. Tanto più che il ventunenne è un neo patentato e questo particolare complica la sua posizione. Inutile, almeno in quel momento, che il medico, che lo aveva soccorso lo avesse descritto come «vigile e orientato».
Due giorni dopo i militari notificano a Simone Bencivenga il verbale con il quale viene irrogata una sanzione amministrativa di mille euro, ritiro della patente e la perdita di 10 punti. Un mese e mezzo dopo - con quindici giorni di ritardo rispetto a quanto prescrive la legge - la Prefettura notifica il decreto di sospensione della patente al fratello. È su questi due punti: il caffè corretto bevuto nella sala d'attesa e il ritardo del decreto del Prefetto, che si basa il ricorso presentato lo scorso 8 ottobre. Il 16 maggio la sentenza del giudice di pace Adelma Caccialupi. «Non c'è prova che l'abbia o meno bevuto - scrive - va rilevato che è stato lasciato solo prima di eseguire i necessari esami e quindi non vi è nemmeno prova che fosse in preda a sostanze alcolemiche mentre era alla guida».
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