Italia
Silenzio e lacrime per Simone
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FAMILIARI. Accompagnano il feretro verso il cimitero Migliaia per l'addio al venticinquenne morto in moto
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ROCCATEDERIGHI. Non una parola. Solo silenzio e lacrime. Simone Lampis da ieri riposa nel cimitero di Roccatederighi, a pochi metri di distanza dalla sua mamma. Per salutarlo sono saliti in Alta Maremma centinaia di ragazzi e ragazze che lo avevano conosciuto e incrociato in questi 25 anni di vita trascorsi tra la Rocca, Ribolla, Grosseto, Castiglione e Firenze. Dai compagni di classe del commerciale a quelli dell'università, gli amici d'infanzia e i motociclisti. Simone è morto giovedì notte lungo la Castiglionese dopo aver perso il controllo della sua Yamaha R6 con la quale stava tornando a casa. Una prova di affetto enorme, emozionante, quella dei coetanei, sommata alla dimostrazione di vicinanza degli abitanti del paese verso le famiglie Lampis, Guasqui e Messina. D'altra parte basta visitare la bacheca Facebook di Simone per rendersi conto di quanto bene era capace di calamitare. Sono centinaia da venerdì mattina i messaggi lasciati su quel muro: gridati o dolci, di amore, amicizia, disperazione. Un migliaio di persone hanno varcato il cancello in ferro sulla collina che domina Roccatederighi e la piana cinque minuti prima delle 11. Subito dietro al feretro il padre Furio e il fratello Stefano, i suoceri Gaspare e Lea, la fidanzata Sara con la sorella. Le nonne, seppure in gamba, sono state accompagnate in macchina. Durante la tumulazione, a fare da sottofondo, solo il rumore dell'escavatore, capace di coprire quello dei singhiozzi. Incredulità e rabbia gli stati d'animo dominanti. Il corteo delle auto era partito da Castiglione della Pescaia alle 9,30. Giunti a Roccatederighi è iniziato il funerale vero e proprio. Il padre e il fratello hanno voluto che non ci fossero cerimonie di sorta: qualche cuscino di fiori, massima semplicità. E così è stato. Tra la folla anche il deputato Monica Faenzi con il compagno Giulio Ciabatti (amici di famiglia) oltre ad una rappresentanza dell'Arma (il padre di Simone, Furio, ha comandato per anni il nucleo operativo dei carabinieri della Procura della Repubblica di Grosseto). Decine infine i telegrammi giunti alla famiglia, da amici e conoscenti che, per ragioni diverse, venerdì e ieri, non hanno potuto salutare Simone e abbracciare Furio, Stefano e Sara. Riguardo alla dinamica dell'incidente non ci sono novità. Simone conosceva benissimo la strada che collega Castiglione a Grosseto; sapeva come e a quale velocità affrontare quella semicurva. L'ipotesi più probabile è che a tradirlo sia stato l'attraversamento di un animale. Il guard-rail ha fatto il resto.
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