Attenzione
Gli abusi sono iniziati quano la vittima aveva 12 anni. Il giudice: morbosamente attratto dalladolescente
Registra il patrigno che la violenta
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PUBBLICO MINISTERO Maria Navarro La ragazzina: volevo che mamma mi credesse. L'uomo patteggia 3 anni
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GROSSETO. La prima volta che l'ha toccata era una bambina di 12 anni. «Per due anni ha continuato a farlo spesso quando mamma era al lavoro», ha ripetuto la vittima durante l'iter processuale nel quale il patrigno, 32 anni, era accusato di violenza sessuale. Il 14 maggio del 2008 l'abuso, due settimane dopo la denuncia. Ora la sentenza a tre anni di carcere e la condanna a pagare 15 mila euro di danni. Le molestie, iniziate nell'estate del 2006 in un paesino del grossetano, sono proseguite fino al 2 giugno del 2008 quando la ragazzina, che allora di anni ne stava per compiere 14, ha raccontato alla madre quello che le era accaduto: dalla violenza agli episodi di gelosia del patrigno che la seguiva anche quando usciva con gli amici. «Quando lo ha fatto - racconta la ragazzina nella denuncia ricordando il giorno dell'ultima violenza - mi ha detto che dopo quella volta non me lo avrebbe più chiesto. Invece dopo qualche giorno mi ha domandato nuovamente di fare l'amore con lui e io gli ho detto di no. Avevo la nausea, stavo male, pensavo di essere rimasta incinta. E dall'altra parte non sapevo come fare per dirlo a mia madre perché temevo che non mi avrebbe creduto». È in questa situazione che l'adolescente pianifica una sorta di vendetta per smascherare il suo aguzzino: mentre la mamma dorme nell'altra stanza, registra con il cellulare la conversazione tra lei e il patrigno. È con questa prova in mano che due ore più tardi, mentre è in macchina in compagnia della madre, trova le parole per raccontare. «Un colloquio scherzoso e bonario», ribatte l'imputato parlando della registrazione. Mettendo in dubbio tramite i suoi legali «l'attendibilità della minore evidenziando alcune contraddizioni emerse durante l'incidente probatorio». Per il giudice Marco Mezzaluna però «nonostante la pessima qualità dell'audio - scrive nella sentenza - si comprende chiaramente che il tono della conversazione è tutt'altro che scherzoso e bonario». C'è di più: «L'imputato è assai preoccupato, tanto da parlare in tono basso, sottovoce, quasi istintivamente a cercare di nascondere il tono evidentemente compromettente e per lui preoccupante della conversazione». Inoltre le frasi - aggiunge il giudice - non avrebbero senso logico se non inserite nel contesto nel quale la ragazza esterna il suo timore di essere rimasta incinta e il rimorso di averlo fatto la prima volta proprio con lui». La giovane, prima del processo, è stata anche sottoposta a una perizia psicologica affidata al dottor Romano Fabbrizzi. «Non c'è motivo - scrive l'esperto nelle conclusioni - di pensare che la minore abbia inscenato una storia di abuso per porre rimedio al conflitto tra il patrigno e la madre e tra il patrigno e lei. Il rapporto sessuale e la pressione esercitata su di lei per ottenerne altri possono invece essere letti come la goccia che ha fatto traboccare il vaso, facendole realizzare che quell'uomo non fosse solamente oppressivo e insidioso, ma uno che arriva ad abusare di lei, togliendole la possibilità di scegliere con chi avere le proprie esperienze sessuali».
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