Attenzione
Addio a quell'amico senza paure
Gabriele Baldanzi
Specchio della sua generazione tra suonerie, Simpson e Lego
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Un bimbo in carne che affronta lo skilift. Cade ma non piange. Ci riprova e sale. Un adolescente che insegue, a fondo campo, la pallina da tennis e quando non ci arriva lancia la racchetta. Le partite che finiscono perché i tubi sono vuoti. Un ragazzo che sale sulla prima moto: la sgommata, l'impennata, a volte una scesa. Mestiere che entra. Simone era questo e molto altro. Un uomo reso forte da madre natura, da una famiglia presente, dal dolore di un anno e mezzo fa: la perdita di mamma. Un lutto scomposto e ri-elaborato grazie anche all'amore di Sara. Simone era lo spot della sua generazione, quella cresciuta con Vale Rossi come modello, quella delle suonerie con gli spezzoni più significativi dei film di Abatantuono: "Dove passo io non cresce più l'erba... caro". Giovani in grado di laurearsi in ingegneria, divertirsi con le Lego, spostare un appuntamento per non perdere una puntata dei Simpson. Lo vedevi in moto, sugli sci, al mare o a bordo piscina, in centro a Castiglione e potevi pensare che fosse ciò che non era. Mai ricordo di lui una lite, un contrasto, un'uscita fuori posto. Mai sparlava degli altri. Oggi penso a Tomby e la prima cosa che mi viene in mente è la sua risata, l'abbraccio e la stretta di mano che ci scambiavamo ad ogni incontro. A volte senza neppure attendere che si togliesse il casco. Sì, perché alla Rocca e a Ribolla, dalle nonne, nove volte su dieci, lui saliva in moto. A meno che non ci fosse Sara... Affettuoso, gentile, intelligente, generoso. A Simone Lampis era impossibile non volere bene. Gli aneddoti si rincorrono: quella volta che - a calcio balilla - si spaccò un dente e tornò a casa con una "finestra" davanti; le battute al tavolino: "non è vero che mi piace tutto, che mangio tutto. I capperi non mi piacciono...". E giù tutti a ridere. Quanto è ingiusto adesso andarlo a trovare all'obitorio. Fuori le suonerie dei cellulari rimbalzano e non hanno nulla a che fare con il lutto. Musica che si associa a giorni e ricordi felici, che stride nel silenzio bagnato dalle lacrime di amici e familiari, di altri genitori increduli. Le brutte notizie, chissà perché, viaggiano sempre più veloci delle altre. È difficile credere a ciò che è accaduto: Tomby che non c'è più. A me e forse a tutti coloro che ieri sera hanno fatto chiusura all'obitorio di Castiglione piace immaginare che oggi corre da qualche altra parte, con la sua moto, insieme ad uno sciame di centauri, là dove non ci sono guard-rail. Corre con il vento che gli soffia in viso e sulle labbra un sorriso ampio come la vista dai massi della Rocca.
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