Gioco
"Tartarughe dalla Gran Bretagna mandate a morire in Maremma", il Guardian rilancia il caso Carapax
Il quotidiano britannico riapre il caso delle testuggini salvate Oltremanica e spedite in Toscana perché potessero sopravvivere. «Gli animali - ricorda l'ambientalista Tom Langton - erano sottonutriti e morivano di malattie»
2 MINUTI DI LETTURA
Grido di allarme del Guardian: centinaia di tartarughine acquatiche spedite dalla Gran Bretagna nell'oasi faunistica Carapax nel Grossetano «sono morte o stanno morendo, mentre decine di altri animali non indigeni sono scappati dal centro faunistico nella campagna toscana». Le tartarughe erano state salvate dagli ambientalisti britannici e inviate in Italia nel 2007: sembrava all'epoca la soluzione perfetta al problema di cosa fare quando la moda di Leonardo, Raphael, Michelangelo e Donatello - le tartarughe Ninja popolarissime alla fine degli anni Novanta - si era esaurita e le famiglie che avevano comprato per i bambini esemplari di tartarughine da acqua avevano cominciato ad abbandonarle in stagni e ruscelli del Regno Unito dove avevano fatto gravi danni alla fauna e alla flora locale.
Gli animali erano stati accolti al Carapax da Donato Ballasina, l'allora direttore del centro. Carapax aveva ricevuto 25 sterline dal British Chelonia Group per ogni tartaruga inviata al centro, scrive il Guardian. Il Bcg le aveva a sua volte ricevute in consegna dal Comune di Londra che le aveva catturate negli stagni dei parchi della capitale. «Fu come sperdirle a morire», ha detto al giornale Tom Langton, un ecologista indipendente: «Gli animali erano sottonutriti e morivano di malattie. L'intera situazione è bizzarra e preoccupante». In Gran Bretagna ci sono ancora 2.000 tartarughe d'acqua in fiumi e laghi solo nell'area di Londra. Molte sono della varietà Trachemis Scripta Elegans, originaria della Louisiana: hanno una striscia rossa sul collo e ricordano gli animai mutanti del famoso cartone animato: furono importate in massa nel regno quando le Ninja erano famose. Attualmente le Thachemis sono al bando nel Regno Unito.
A quel tempo «sembrava troppo bello per essere vero, e infatti era così», ha detto al Guardian Paul Eversfield, del Bcg che nel 2007 aveva visitato il centro toscano trovando le tartarughine britanniche confinate in uno stagno fangoso sovraffollato e senza sistemi di filtraggio. Eversfield ha detto di aver informato a suo tempo il Bcg della situazione: ''L'allarme non fu ignorato», ha detto Don Freeman, il presidente del gruppo animalista britannico, ma «cosa potevamo fare con un'altra organizzazione. Spettava a loro. Per noi il caso era chiuso».
Gli animali erano stati accolti al Carapax da Donato Ballasina, l'allora direttore del centro. Carapax aveva ricevuto 25 sterline dal British Chelonia Group per ogni tartaruga inviata al centro, scrive il Guardian. Il Bcg le aveva a sua volte ricevute in consegna dal Comune di Londra che le aveva catturate negli stagni dei parchi della capitale. «Fu come sperdirle a morire», ha detto al giornale Tom Langton, un ecologista indipendente: «Gli animali erano sottonutriti e morivano di malattie. L'intera situazione è bizzarra e preoccupante». In Gran Bretagna ci sono ancora 2.000 tartarughe d'acqua in fiumi e laghi solo nell'area di Londra. Molte sono della varietà Trachemis Scripta Elegans, originaria della Louisiana: hanno una striscia rossa sul collo e ricordano gli animai mutanti del famoso cartone animato: furono importate in massa nel regno quando le Ninja erano famose. Attualmente le Thachemis sono al bando nel Regno Unito.
A quel tempo «sembrava troppo bello per essere vero, e infatti era così», ha detto al Guardian Paul Eversfield, del Bcg che nel 2007 aveva visitato il centro toscano trovando le tartarughine britanniche confinate in uno stagno fangoso sovraffollato e senza sistemi di filtraggio. Eversfield ha detto di aver informato a suo tempo il Bcg della situazione: ''L'allarme non fu ignorato», ha detto Don Freeman, il presidente del gruppo animalista britannico, ma «cosa potevamo fare con un'altra organizzazione. Spettava a loro. Per noi il caso era chiuso».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
