Il Tirreno

Grosseto

Strappo con la Pro Loco Le contrade danno l'addio alle Carriere del '19

Alfredo Faetti
<b>POLEMICA ALLA FESTA.</b> Le contrade non partecipano alle Carriere
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POLEMICA ALLA FESTA. Le contrade non partecipano alle Carriere

L'associazione va avanti da sola sull'organizzazione I contradaioli costretti a mettere colori e bandiere

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 SCARLINO. Le contrade non parteciperanno alle Carriere del '19. La bufera che ha investito la festa scarlinese sembra aver trovato così il suo epilogo, con la Pro Loco che sale sul banco degli imputati, secondo i contradaioli, rea di averli ignorati e di passaggi poco chiari nella sua gestione.  Saranno delle Carriere orfane quelle 2011. Il "no" al programma presentato dalla Pro Loco è «irrevocabile», come spiegano i rappresentati delle contrade, e dato che il tempo ormai stringe, la loro assenza quest'anno è cosa certa. Ma il seme della discordia è stato sepolto sotto le strade di Scarlino già l'estate scorsa, quando venne chiesto alla Pro Loco del paese di iscriversi all'albo dell'associazione. Non fu l'unica richiesta: altro aspetto una più concreta partecipazione delle tre contrade (Centro, Rocca e San Donato) all'organizzazione della festa. Nessuno della Pro Loco però è mai andato a bussare alla loro porta, almeno fino a maggio, «quando abbiamo saputo che esisteva una nuova Pro Loco, fondata e presieduta da un consiglio che faceva parte di quella vecchia - spiegano le contrade - che nel frattempo è rimasta viva, in liquidazione, senza aver ancora chiuso il bilancio 2010».  Insomma, «ce ne sono due di Pro Loco a Scarlino». L'autoelezione di Roberto Culatti alla presidenza, la mancata chiusura del bilancio 2010 e un dialogo pressoché inesistente ha portato le contrade a rompere con l'associazione. «Noi, quando ci siamo costituite associazioni culturali, abbiamo fatto degli sforzi per metterci in regola - dicono le contrade - Perchè loro fanno come gli pare?». Per di più, «molti di noi sono soci della Pro Loco, come da statuto, e nessuno ha saputo niente».  La goccia che ha fatto traboccare il vaso è caduta a maggio, quando Culatti ha presentato alle contrade il programma della festa. «Una festa per conto suo - come dicono i contradaioli - a cui potrà partecipare chiunque voglia, mentre chi non ne ha intenzione a queste condizioni, come le contrade, è obbligato a farlo, mettendo a disposizione i propri colori, costumi e strutture». Già, perchè Culatti ha pensato a una festa che può fare a meno delle contrade, con atleti professionisti e compagnie amatoriali per l'addobbo. «Noi non abbiamo in mano l'organizzazione della festa (che è della Pro Loco), ma dobbiamo comunque organizzare, accolarci il lavoro materiale e indire riunioni, salvo poi essere sbeffeggiati». Qual'è il ruolo della Pro Loco? Quello di un collante tra le varie parti (per cui prende contributi pubblici da diverse migliaia di euro), ossia contrade, cittadini e Comune. Già, il Comune. Il sindaco Maurizio Bizzarri è stato chiaro: «o le contrade fanno la festa o tolgo i capannoni dove tengono il materiale». Non ce l'hanno col sindaco le contrade, anzi, «si è sempre reso disponibile. - dicono - Piuttosto con lui vogliamo aprire un dialogo». Ma i capannoni? «Ci aspettano tempi duri, anche perchè sono indispensabili per noi. Ora lavoreremo per il futuro: la festa va ripensata. Ma non senza contrade».  

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