Italia
«Quel talento nel sangue»
Il ricordo dei familiari rimasti in Maremma
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MONTENERO. A Montenero d'Orcia Massimo Capaccioli torna ogni volta che può. Vi è arrivato tornando dalla Russia, dal Cile, dall'America. Legame profondo, quello con Montenero, dove abitano le zie e i cugini e dove sono sepolti, nel piccolo cimitero, il padre Anzio, la mamma Lilian e la sorella Carla. Dal minuscolo borgo se ne è andato quando avrà avuto 4 o 5 anni, ricorda la zia Anna, sorella del padre Anzio. Degli otto fratelli, adesso, restano solo le due zie amatissime (Anna e Maria), che a Montenero, quando Massimo arriva, lo accolgono orgogliosamente come un figlio ritrovato: «È nato il 18 aprile 1944», rammenta Anna, «una giornata bellissima di primavera. Si era ancora in tempo di guerra, ma facemmo festa lo stesso. Se ne andarono presto, il piccolo Massimo, la mamma Lilian e il babbo Anzio da Montenero, ma quando vi tornavano Massimo riprendeva il filo del discorso e si sentiva subito a casa sua. Riuscì addirittura a vincere (avrà avuto 16-17 anni) la sua riservatezza e le sue paure, quando una volta osò salire su una Lambretta e partì a tutta velocità. Era troppa la voglia di sperimentare. Quella Lambretta partì a tutto gas e l'ha portato lontano. Una sorta di battesimo e iniziazione alla vita». Ma Capaccioli è anche un figlio d'arte. La zia racconta che la sua è una famiglia di inventori. «Geniacci che ne sanno una più del diavolo. A cominciare dal nonno, artista del ferro, inventore di un bastone da passeggio cavo che lui stesso usava per portarvi dentro soldi in moneta, e soprattutto lo zio di Massimo, Araldo, riparatore di macchine agricole che, dopo essersi trasferito a Sinalunga, ha inventato un macchinario per incartare i mattoni di cotto: "Uscivano da quel marchingegno già incartati. Macchinario brevettato, naturalmente, che gli fruttò grande notorietà con altre invenzioni straordinarie, se si pensano uscite dalla testa di uno con la quinta elementare. Massimo invece ha studiato, e pur avendo avuto riconoscimenti di grande livello sono convinta che sarà felice, più dei blasoni ottenuti, di questa cittadinanza onoraria di cui ancora non sa nulla. Sarà una sorpresa». (fi.bo.)
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