Sicurezza
Antichi: «Poca memoria, nel 2000 Amato voleva lo stesso percorso»
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GROSSETO. La "lettura" della vicenda-autostrada da parte del Centrodestra è diversa. E il consigliere regionale Alessandro Antichi ripercorre le tappe di quanto avvenuto negli anni. «Era il 15 dicembre 2009. Alla cerimonia di avvio dei lavori dell'autostrada riflettevo sul fatto che quella, per la Maremma, era una bella giornata. Il ministro Matteoli aveva promesso il via entro il 2009 e aveva mantenuto la parola». «Non possiamo tuttavia tacere il fatto che la sinistra toscana si è convertita solo di recente all'idea dell'autostrada. Non è vero che gli ultimi ritardi sono dipesi dalla burocrazia. Sono stati una diretta conseguenza dell'incapacità della politica locale e regionale di assumersi responsabilità e prendere decisioni. Forse molti hanno dimenticato il protocollo d'intesa del 5 dicembre 2000 tra il Governo presieduto dal "maremmano" Giuliano Amato e la Regione per la trasformazione dell'Aurelia in autostrada: tutte le istituzioni locali lo avallarono e, per anni, fu invocato come "la soluzione" contro l'idea di consumare territorio con nuovi tracciati. È invece ancora fresco il ricordo delle scorribande dei ministri del governo Prodi, che si schieravano contro ogni possibile soluzione. Tutti ricordiamo la resistenza passiva opposta dalla Regione Lazio e l'opera di interdizione messa in campo dalla Regione Toscana che, rifiutando ogni compromesso con il governo Berlusconi, è riuscita a ritardare l'avvio dei cantieri. Tutti ricordiamo chi affermava che: la Maremma inizia dove finisce l'autostrada». «A parole, adesso, tutti sono a favore dell'autostrada. Ma ora che c'è finalmente un accordo tra Regione e Governo su un tracciato (che ricalca la soluzione-Amato del 2000), scoppia il dissenso estivo. Che rientrerà in autunno quando il deputato massetano del Pd Luca Sani, che oggi fa la voce grossa in Maremma, si recherà a rapporto a Firenze con il cappello in mano. Se l'autostrada si farà, non sarà certo grazie a smemorati demagoghi alla ricerca di facile consenso, ma alla ragionevolezza e al pragmatismo di chi sa assumersi la responsabilità delle scelte giuste per il territorio».
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