Gioco
Non resiste alla tentazione di guidare una vecchia auto patteggia 8 mesi di carcere
Francesca Gori
Fermato dai carabinieri dopo un incidente e accusato di furto Prima di perdere il lavoro faceva il camionista in tutta la Toscana
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GROSSETO. Un passato da autista, una vita che diventa giorno dopo giorno sempre più difficile e una voglia irrefrenabile di rimettersi al volante. Roberto Pieri, 56 anni, ha patteggiato una pena di 8 mesi per il furto di una vecchia Fiat 500. Ma in aula, davanti al giudice Michele Addimandi, ha voluto raccontare la sua verità. Una verità che non parla di furto, ma di vita. Aveva alzato un po' il gomito, domenica sera, e quando ha visto quella vecchia Fiat 500 di proprietà di un medico grossetano, non ha resistito. Ha aperto l'auto, ha infilato una chiave nel cilindretto, spezzandocela dentro. Poi è partito. Ha fatto soltanto trecento metri. Si è fermato contro un marciapiedi in via Aquileia. Quando i carabinieri sono arrivati, Roberto Pieri era già fuori da quell'auto. «Non volevo rubarla, volevo soltanto guidare». Ieri mattina, nell'aula assise del tribunale di Grosseto il pm Giuseppe Coniglio e il giudice Michele Addimandi si sono trovati davanti quell'uomo minuto che fino a qualche anno fa viveva a Firenze e faceva l'autista. Guidava i camion, aveva un lavoro. Poi, la sua vita normale è diventata una vita minima. Ha perso il lavoro, ha perso tutto ed è tornato a Grosseto, dove la Ronda ha cercato di dargli una mano. Ma senza lavoro, ogni proposta di aiuto, spesso, rischia di cadere in qualche bicchiere di alcol di troppo. Come quelli che l'uomo ha ammesso di aver bevuto domenica sera prima di mettersi al volante. «Non ho un lavoro - ha detto al giudice - e nemmeno i soldi per pagare l'assicurazione. Un'auto non posso permettermela». Pieri, ha deciso di patteggiare, difeso dall'avvocato Paola Tamanti che ora presenterà istanza di scarcerazione. Qualche precedente per ottenere una pena di 8 mesi, l'uomo ce l'ha. E quella 500 Fiat, nella sua notte da driver, è rimasta anche danneggiata dalla chiave rotta nel cilindro dell'accensione e dalla brusca fermata contro il marciapiedi. Ma quello che per la giustizia è un ladro, in questo caso sembra proprio essere qualcos'altro. Un uomo che ha perso tutto, che non ha cercato di rubare una macchina sportiva, di quelle rombanti che fanno gola ai più. Ma che si accontentava, domenica sera, di fare un giro su una vecchia Cinquecento, su una di quelle auto che gli avevano fatto tornare in mente la sua gioventù e quella vita che da troppo tempo è diventata un'altra cosa. Una vita fatta della condivisione di una casa con la sorella, di qualche pasto raccattato come capita, di qualche piccolo lavoretto. Senza una prospettiva e nemmeno un futuro. Senza mettersi al volante di un camion, ogni mattina e percorrere le strade della penisola, dritte o piene di curve come quelle della vita.
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