Il Tirreno

Grosseto

L'Ance agli enti locali: «Sotto al milione d'appalto favorite le imprese locali»

Enrico Pizzi
<b>EDILIZIA. </b>Il momento &egrave; molto difficile per le aziende
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EDILIZIA. Il momento è molto difficile per le aziende

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 GROSSETO. Edilizia in piena crisi per il mercato privato tenuto a freno dalla scarsa disponibilità di credito, ma anche per i lavori pubblici che rallentano o sono azzerati a causa del patto di stabilità. In questo contesto di congiuntura economica negativa, che ormai dura da troppo tempo, un bagliore di luce è rappresentato dal decreto sviluppo, recentemente convertito in legge, che l'Ance, l'associazione imprese edili ha analizzato in un seminario.  Ciò che più convince il presidente provinciale dell'Ance, Andrea Brizzi, della bontà di questo provvedimento è il fatto che «mira a favorire - dice - l'impresa locale».  Lasciando da parte tutte le novità che riguardano l'edilizia privata, soprattutto l'introduzione del silenzio-assenso al permesso a costruire e tutte le altre norme che vanno nella direzione di una semplificazione della burocrazia, che già rappresenta un'agevolazione concreta per le imprese di un territorio, Brizzi concentra l'attenzione sulle novità normative che riguardano gli appalti pubblici e sul fatto che il decreto sviluppo contiene norme che possono davvero dare una mano alle imprese locali, sempre in difficoltà quando si tratta di concorrere per un appalto.  In particolare il presidente dell'Ance cita la norma che innalza fino a un milione di euro la soglia al di sotto della quale le pubbliche amministrazioni possono evitare di assegnare i lavori tramite un vero e proprio bando pubblico, ma possono ricorrere ad una procedura negoziata, invitando a partecipare alla procedura 5 o 10 imprese a seconda che l'importo dei lavori sia inferiore o superiore ai 500mila euro.  Naturale che in questo modo le amministrazioni possano privilegiare, in modo trasparente, proprio le imprese del territorio.  Da questo punto di vista il vero problema, però, è il patto di stabilità che «ci sta uccidendo» dice letteralmente il presidente dell'Ance Brizzi.  Ormai, per quest'anno, gli enti come il Comune di Grosseto o la Provincia non sono già più in grado di pagare gli stati di avanzamento dei lavori già appaltati, i fornitori, per non rischiare di sforare i limiti del patto di stabilità.  «In Italia si è scelto - dice Brizzi - di separare la salvaguardia della finanza pubblica dallo sviluppo: capisco che le misure di Tremonti siano necessarie per tenere sotto controllo i bilanci degli enti ed evitar che spendano troppo, ma tutto questo va contro le esigenze delle imprese e dell'economia».  Il presidente dell'Ance sottolinea che ormai gli enti locali non potranno fare altro che decidere se non fare opere pubbliche o se farle concordando con le imprese il fatto che queste ultime riscuoteranno solo negli anni a venire.  Sul fronte dell'edilizia privata la situazione non è migliore.  «La domanda - dice Brizzi - è in forte calo, perché è sempre è più difficile per le famiglie, che sono molto indebitate e in grande difficoltà, contrarre mutui con le banche. In ogni caso ci aspettiamo molto, almeno per Grosseto, dal regolamento urbanistico che dovrà essere approvato, e sul quale cercheremo di lavorare per smussarne gli angoli».  Le riserve principali, per l'Ance, riguardano i criteri della perequazione che rischiano di essere tropo onerosi per le imprese.

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di Redazione web