Il Tirreno

Grosseto

«Amianto lungo la pista ciclabile»

<b>CONTROLLI E SIGILLI.</b> I carabinieri del Noe al lavoro nella discarica sequestrata
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CONTROLLI E SIGILLI. I carabinieri del Noe al lavoro nella discarica sequestrata

Sequestrate due discariche del Consorzio Bonifica, indagato il presidente

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 GROSSETO. Una distesa di amianto interrato, cavi elettrici, batterie e rifiuti pericolosi di ogni tipo a due passi dalla pista ciclabile che porta a Marina di Grosseto e che ogni giorno, in particolare d'estate, viene percorsa da centinaia di persone.  È questa l'ipotesi di reato con la quale i carabinieri del Noe di Grosseto hanno messo i sigilli in due discariche, per un totale di oltre due ettari di terreni, di proprietà demaniale ma gestite dal Consorzio di Bonifica grossetano, l'Ente provinciale che racchiude tredici comuni occupandosi di «difesa idrogeologica, irrigazione, e salvaguardia dell'ambiente».  Il paradosso dell'inchiesta sta sta nell'Ente caduto nella rete dei controlli, visto il ruolo che ha svolto o che avrebbe dovuto svolgere da un secolo a questa parte. «Gestione e smaltimento irregolare di rifiuti pericolosi in discariche non autorizzate», è l'accusa che per il momento ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati di Fabio Bellacchi, presidente del Consorzio che da Roma spiega: «Si tratta di rifiuti vecchi di oltre venticinque anni».  Molto probabilmente lui non sarà l'unico indagato. Gli inquirenti, coordinati dal pubblico ministero Stefano Pizza, stanno infatti cercando di risalire al periodo in cui i rifiuti sarebbero stati ammassati in quella zona, per poi contestare, in caso di riscontri, l'operato dell'allora direttore dei lavori.  Intanto sotto sequestro sono finite le discariche di Casotto Venezia e Barbaruta. All'interno delle due zone i militari avrebbero trovato rifiuti di ogni genere che a rigor di legge avrebbero dovuto essere smaltiti in discariche specializzate.  A preoccupare di più gli investigatori, sarebbero soprattutto «le notevoli quantità di amianto» ritrovate nella discarica di Casotto Venezia, lungo la strada delle Collacchie, tra la pista ciclabile che porta a Marina e la discarica delle Strillaie. Si tratterebbe per lo più di tubi in eternit e residui di tetti di amianto.  Per tutta la mattinata le tute bianche dei militari hanno scavato con l'aiuto di una ruspa prelevando reperti. Pare che a fine giornata siano stati accumulati decine di sacchi da venti tonnellate ciascuno. Dal decreto di sequestro spuntano rifiuti di ogni genere: veicoli fuoriuso, teli di plastica, pneumatici, alcuni provenienti da trattori, fusti in metallo, plastica, bottiglie, apparecchi elettrici, pali meccanici e materiale inerte da costruzione. Adesso, parte di questo materiale, sarà spedito in laboratorio per ulteriori riscontri.  Dell'inchiesta è stato avvisato anche il presidente della Provincia Leonardo Marras. «È una questione che va approfondita - dice - metteremo a disposizione i nostri uffici e le nostre risorse per fornire assistenza per la bonifica dell'area. Apprezziamo - prosegue - il lavoro degli inquirenti a cui chiediamo di chiarire eventuali responsabilità». Per i prossimi giorni sarebbe già stata fissata una conferenza dei servizi straordinaria con i tredici comuni che fanno parte del Consorzio. Federico Lazzotti ALTRO SERVIZIO A PAGINA 3

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