Il dolore
Se l'agricoltura diventa sociale
Fiora Bonelli
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SINDACO. Claudio Franci Successo per un progetto pilota che ha coinvolto aziende e disabili
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CASTEL DEL PIANO. Le aziende amiatine si aprono al sociale e diventano braccia preziose per aiutare i cittadini. È questa la filosofia di un progetto pilota e innovativo, il cui primo assaggio si è concluso venerdì e capace di legare imprese agricole, servizi pubblici e strutture di promozione del territorio. Partner di "Amiata responsabile, nuovi concetti di accoglienza nelle aree rurali" sono la Strada del Vino del Montecucco e dei Sapori d'Amiata, la Provincia, SdS Grossetana, SdS Amiata, Comunità Montana, Comune di Civitella Paganico e Far Maremma, col supporto della Regione e dell'Università di Pisa. Grazie al progetto le aziende trovano opportunità da spendere nel sociale e due di loro, nell'Amiata, ci hanno creduto davvero tenendo a battesimo il tutto: sono l'azienda agricola Prato al Pozzo di Francesca Quiriconi a Cinigiano e quella dei Murceti di Castell'azzara. La prima, che produce Montecucco doc, si apre all'agricoltura sociale coinvolgendo, per questa prima prova, una quindicina di ragazzi disabili, attori di un'esperienza che mostra d'avere tutte le carte in regola per fare il bis. Ma non solo. È anche probabile che l'esperienza possa aprirsi a tutti gli altri bambini e spalmarsi per tutto l'anno, con importanti prospettive sia per il sociale che per l'economia imprenditoriale e per un certo tipo di turismo. Soddisfatti sia il presidente che il direttore della SdS Amiata, Claudio Franci e Giulio Morganti, ma anche Francesca Quiriconi alias "zia Francesca", come la proprietaria dell'azienda è stata ribattezzata dai suoi "allievi": «La mia azienda ha iniziato questo percorso lunedì scorso con l'inserimento di 9 minori seguiti dai servizi sociosanitari dell'Amiata. Ogni mattina i ragazzi sono stati accompagnati in azienda per effettuare attività sia ludico-ricreative sia collegate all'ambiente rurale (conoscenza del territorio, percorsi botanici, cura degli animali, piccoli lavoretti di giardinaggio). Un'esperienza straordinaria che ha visto questi ragazzi lavorare per il compostaggio, scoprire antichi giochi, cimentarsi in cucina con tale passione da mangiare, l'ultimo giorno, le tagliatelle preparate da loro stessi. Ma ciò che ha colpito di più tutti noi, e cioè oltre a me stessa il dottor Ettore Caterino della neuropsichiatria infantile, l'assistente sociale Barbara Rossi e Ilaria del Quadrifoglio che mi hanno supportato, è l'aver saputo creare un gruppo unito fra ragazzi disabili e non. L'agricoltura sociale è stata magica in questo senso». Francesca Quiriconi spiega anche come il progetto, delicatissimo, sia l'inizio di un percorso che sta piacendo molto e che l'onorevole Cenni (da cui Francesca è stata interpellata) vorrebbe far diventare proposta di legge.
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