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Amiata, la Regione dice sì alla fusione dei Comuni

Amiata, la Regione dice sì alla fusione dei Comuni

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Per abbattere i costi della politica adesso si va per le spicce e si accelerano i procedimenti di fusione dei Comuni. Ma c'è chi ironizza (il sindaco Claudio Franci): «Il primo cittadino di un piccolo Comune costa quanto una badante. Il risparmio è relativo».  Ma il dibattito va avanti e in Amiata, dove se ne discute da decenni, dopo tanti anni di battaglie spesso portate avanti in modo solitario (e non senza le ironie dei detrattori), Marcello Bianchini, ex sindaco di Arcidosso, "inventore" ante litteram della fusione fra Casteldelpiano e Arcidosso, si vede dar ragione dalla Regione Toscana.  Nel verbale della seduta di giunta regionale dell'11 luglio si legge che, su proposta di Riccardo Nencini, la giunta approva fra gli altri anche l'articolo 40 intitolato "fusione dei comuni dell'unione". Vi si legge che la Regione «promuove la fusione dei comuni dell'unione», in particolare quelli sotto i 3000 abitanti.  La Regione promuove la fusione fino al 1º gennaio 2016. Ma da questa data se le fusioni non saranno state richieste dagli stessi Comuni sarà la stessa giunta regionale a «presentare le proposte di legge di fusione anche in assenza dell'intesa dei comuni stessi». Dunque si va alla fusione forzata, anche se, per la verità, Casteldelpiano e Arcidosso sono sopra i 3000 abitanti e dunque sfuggono a queste maglie regolamentari.  Ma Bianchini non può fare a meno di esultare: «La decisione regionale - dice - è intelligente e lungimirante. Se quei sindaci che vivono ancora nel mondo dei sogni non hanno capito che negli ultimi 15 anni le cose sono cambiate e che la costituzione delle unioni speciali ha dato inizio al procedimento di fusione fra piccoli enti (fa eccezione, per ora, il sindaco Claudio Franci), è bene che pensino a non ricandidarsi la prossima volta».  La lettura della situazione che Bianchini dà, evocando il sindaco di Casteldelpiano Claudio Franci, appare però, dalla bocca dell'interessato un po' diversa. Lo spiega lo stesso Franci: «L'unione degli 8 comuni dell'Amiata grossetana che si concretizzerà dal 1º novembre, prendendo il posto della Comunità montana, avvia un processo di cui dobbiamo ancora vedere i risultati. Dire che l'unione si trasformerà automaticamente in fusione è dire un'emerita stupidaggine. Non escludo fusioni per il futuro, in particolare per i comuni più piccoli. Ma le forzature non servono a nessuno. Noi siamo in linea con quanto richiesto dalla legge e assoceremo i servizi. Non dimentichiamo che a Seggiano, una volta insieme a Casteldelpiano come Comune, si ricorda ancora quella "fusione" con una scultura raffigurante il popolo seggianese legato da catene. Non escludo - afferma Franci - che fra 5 anni potremmo essere insieme, ma adesso abbiamo appena iniziato un'operazione di unione dei servizi. Spingere a fusioni fra Casteldelpiano e Arcidosso significherebbe indebolire ancor di più comuni più piccoli. Si va avanti, invece, tutti insieme con l'Unione. Se se ne fa una questione di costi dico, ad esempio, che Seggiano costa, con la sua amministrazione, quanto può costare una famiglia disagiata. Invece avere sul terriotiro il presidio comunale è una grande ricchezza per la comunità. Il sindaco di un piccolo comune costa quanto una badante. Che si voglia risparmiare in questi termini mi sembra eccessivo e poco lungimirante. Urgenze di fusioni non ci sono. Invece valorizziamo ciò che la legge regionale ci consente e non dimentichiamo che i comuni sono soggetti di delega».

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