Il Tirreno

Grosseto

Il pm Coniglio non ha ravvisato novità dopo gli accertamenti disposti dal gip su chi era alla guida

Morte di Simone, nuova archiviazione

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INCIDENTE L’interno dell’auto in cui morì Simone Bertelli

Ma la famiglia si oppone ancora: «Chi avrebbe spostato il sedile?»

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 MASSA MARITTIMA. Nuova richiesta di archiviazione anche dopo il supplemento di indagine. Ma la parte offesa ha presentato una nuova opposizione. Non è ancora terminata la vicenda degli accertamenti sulla morte di Simone Bertelli, il giovane di 32 anni morto il 13 marzo 2010 in un incidente stradale tra Valpiana e l'Accesa. Nel maggio scorso, il gip Mezzaluna aveva disposto un supplemento di indagini.  Un supplemento per fare chiarezza sull'incidente, per capire chi davvero c'era alla guida della Volkswagen Golf. Bertelli quella sera era insieme a un amico, Luca Bongini, indagato per omicidio colposo.  Nei giorni scorsi, i carabinieri hanno depositato l'esito degli accertamenti disposti dal giudice e finalizzati a stabilire se Simone, un ragazzone alto 1,90 e pesante 90 chili avesse potuto essere alla guida con un sedile ritrovato molto vicino al volante (36 centimetri), come se alla guida vi fosse una persona dalla statura più piccola. Un accertamento rilevante in quanto stando alle dichiarazioni dell'indagato la vittima sarebbe stato alla guida e dopo il ribaltamento dell'auto era stato lo stesso Bongini, più piccolo di statura, a tirarlo fuori dall'abitacolo. I carabinieri di Massa Marittima hanno effettuato un esperimento con due militari di taglie similari a Simone e Luca: il carabiniere di statura più piccolo è entrato senza difficoltà al posto di guida, l'altro non vi è riuscito nemmeno alzando il volante. Foto dell'esperimento accompagnano la relazione.  Secondo il pm Coniglio «i nuovi accertamenti non possono considerarsi dirimenti in ordine all'attribuzione di responsabilità in capo all'indagato, ciò perché elemento fondamentale continua a essere l'esame del Dna». Il sostituto procuratore aggiunge che non si può «escludere in astratto che il sedile sia stato spostato successivamente o a seguito dell'urto».  «Spostato? E chi l'avrebbe spostato? E per quale motivo? - chiede l'avvocato Loredana Luiso che tutela i genitori di Simone, Daniele e Anna Rita, e ha presentato opposizione alla seconda richiesta di archiviazione - Certamente non i sanitari, che trovarono Simone già adagiato sull'asfalto. Ma nemmeno Bongini, dato che lui stesso ha dichiarato di averlo trascinato fuori e non vi era la necessità di spostare nulla. È vero che il suo difensore ha dichiarato che Luca lo avrebbe spostato per cercare il telefonino: ma se l'auto era ribaltata, accanto al sedile non sarebbe potuto rimanere nulla. Poco plausibile anche che ciò sia stato fatto dai carabinieri: però forse è utile sentirli. Insomma, non riusciamo a comprendere la ragione e l'utilità di compiere una manovra come quella di spostare in avanti il sedile».  C'è poi la questione del Dna: l'avvocato Luiso aveva contestato, mediante il consulente medico-legale Norelli, le conclusioni del perito genetico del pm, Gustavo Caldora, ritenendole lacunose. Il difensore della famiglia torna a chiedere la riesumazione del corpo di Simone e un sopralluogo per rintracciare sull'auto ulteriore materiale biologico in luoghi diversi rispetto all'airbag. «Il padre e la madre di Simone sono rimasti sorpresi dalla nuova richiesta di archiviazione - conclude l'avvocato Luiso - Però aspettiamo che il gip, che aveva chiesto gli accertamenti, decida se questi sono stati tali da soddisfare le sue necessità di conoscenza ai fini della decisione. E comunque per noi non cambia nulla: non vogliamo processare né condannare nessuno, vogliamo soltanto sapere la verità su quanto avvenuto quella notte». P.S.

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