Il Tirreno

Grosseto

La Gardenia nel giardino di Limoni

Gabriele Baldanzi
La Gardenia nel giardino di Limoni

Il colosso grossetano ai proprietari di quello bolognese: fusione in vista

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E' fatta. Il fondo inglese di private equity Bridgepoint, che in Italia già possedeva Limoni, ha praticamente concluso l'acquisto della catena di profumerie La Gardenia. Ad aprile la notizia dell'imminente cambio di proprietà ai vertici della società grossetana era stata anticipata proprio dal Tirreno. Ora, dopo mesi di trattative, è arrivato anche il via libera delle banche finanziatrici. La procedura prevedeva la presentazione di un'offerta, seguita da una lettera di intenti e dagli approfondimenti su condizioni e valore dell'azienda (i cosiddetti diligence). Un percorso che il manager Lucio Ranaudo sarebbe sul punto di concludere, con l'apposizione delle ultime firme.  A vendere La Gardenia sono stati gli investitori finanziari degli ultimi cinque anni, cioè il fondo transalpino L-Capital (facente capo al magnate francese Bernard Arnault) ed Ergon Capital Partners (Albert Freire più la Ing).  Correva l'anno 2006, infatti, quando i fondatori de La Gardenia, la famiglia Croci, decisero di vendere. Il passaggio di mano, all'epoca, si concluse sulla base di una valutazione della società di circa 122 milioni: cioè 1,7 volte il fatturato 2005 e 7,6 volte l'ebitda di quell'anno.  Nei cinque anni trascorsi con i nuovi azionisti La Gardenia è passata da un fatturato di 65 milioni a un giro d'affari di 160,8 milioni; il margine operativo lordo tocca adesso il 15% e la rete dei negozi è raddoppiata.  Al momento non si conosce il progetto che sta alla base di questa operazione finanziaria. Rumors che provengono dai mercati danno per probabile, in futuro, una fusione con Limoni, l'altra catena di profumerie che è già tra le aziende controllate da Bridgepoint. D'altra parte unendo le 450 profumerie di Limoni e le 150 profumerie di La Gardenia, ne nascerebbe un colosso del settore a livello continentale, capace di significative economie di scala.  Della nascita di un grande polo italiano della profumeria si parla da tempo. È un'idea a cui a Bologna (sede della Limoni) lavorano dai primi mesi del 2010. Così andrebbe letto l'acquisto della catena Garbo (19 store, tutti nel milanese) definito nell'estate dell'anno scorso e anche il passaggio da Gardenia a Limoni del manager grossetano Daniele Presenti.  Limoni - lo ricordiamo - è l'azienda leader in Italia con oltre 400 milioni di euro di fatturato.  Oggi i vertici de La Gardenia diffonderanno una nota per fare il punto della situazione, informare la città su quanto sta avvenendo e, soprattutto, rassicurare i 700 dipendenti.  In futuro, in caso di fusione, non si può escludere un accorpamento dell'area amministrativa e del magazzino.  Prematuro parlarne adesso ma in via Giordania, tra i dipendenti, c'è già chi pensa a questa prospettiva.  Il regista dell'acquisizione de La Gardenia da parte di Bridgepoint è Lucio Ranaudo, responsabile delle attività d'investimento di Bridgepoint sui beni di consumo in Italia, già amministratore della copertura italiana presso L Capital, il fondo di private equity che possedeva La Gardenia. Laureato in ingegneria al Politecnico di Torino e Mba della Harvard Business School, fa parte del consiglio di Limoni spa.

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