Il Tirreno

Grosseto

I tre punti oscuri della Riserva Il piano sicurezza che fa acqua

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 ORBETELLO. Assistenza, mappautura e mezzi di soccorso. Sono i tre punti deboli nel piano di sicurezza della Riserva della Feniglia. Si legge nell'ordinanza del ministero delle Infrastrutture del 30 aprile scorso a proposito della disciplina delle attività balneari: «I Comuni devono provvedere ad organizzare il servizio di salvataggio»; se non lo fanno «devono darne comunicazione all'autorità marittima e provvedere ad apporre sulle relative spiagge adeguata segnaletica». In più - conclude l'ordinanza - «le amministrazioni devono provvedere all'immediato ripristino» dei cartelli. Stesso discorso per i gavitelli fissati sul fondo che dovrebbero delimitare l'area di balneazione.  Basta fare due passi in mezzo alla pineta e arrivare agli accessi al mare per rendersi conto che ci sono solo due tipi di segnali ma nessuno di questi informa il bagnante del possibile pericolo: quelli della forestale spiegano la geografia della Riserva e in quelli del Comune si fa riferimento solo ai divieti. Quello della mappatura e della segnaletica a terra sembra essere il secondo problema della Feniglia. Lungo i sei chilometri di strada sterrata - confermano dalla Forestale - ci sono sei accessi principali, ma non sono numerati e quindi è impossibile, come nel tragico soccorso di domenica, avere dei punti di riferimento ad eccezione di un tendone giallo in mezzo alla lingua di spiaggia e un chiosco che affitta biciclette all'ingresso della Riserva. Agli accessi principali - aggiunge chi lavora nella zona - vanno sommati tutti gli altri, almeno una decina, che ogni giorno vengono battuti dai turisti che raggiungono il mare a piedi o in bicicletta.  L'ultimo giallo riguarda i mezzi con i quali soccorritori e forze dell'ordine possono muoversi rapidamente lungo la costa: uno solo può viaggiare in spiaggia ed è un fuoristrada della Forestale.

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