Il Tirreno

Grosseto

Dall'orzo ecco il super fertilizzante

Sara Landi
<b>ISTITUTO AGRARIO</b> Da sinistra Giampaola Pachetti, Anna Rita Borelli, Enzo Rossi e Lorenzo Moncini con il prodotto Tbm-1
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ISTITUTO AGRARIO Da sinistra Giampaola Pachetti, Anna Rita Borelli, Enzo Rossi e Lorenzo Moncini con il prodotto Tbm-1

Il centro ricerche, con l'università di Pisa, presenta un prodotto rivoluzionario

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 GROSSETO. A un anno dalla sua inaugurazione il Crisba (Centro ricerche strumenti biotecnici nel settore agricolo-forestale) di Grosseto ha presentato ieri il Tbm-1, un fertilizzante naturale, frutto di un anno di ricerche e pronto per essere testato sul campo.  Se dagli agricoltori verranno confermati i risultati importanti già ottenuti in laboratorio e in serra con piante di pomodoro il prodotto, per il momento ancora sperimentale, potrà essere brevettato e commercializzato. Il Tbm-1 è stato sviluppato dal Crisba insieme al dipartimento di Coltivazione e difesa delle specie legnose "G. Scaramuzzi" della facoltà di Agraria dell'università di Pisa, di cui è referente il professore Giovanni Vannacci, e alla società agricola Lomas srl (Livorno). E' composto da una matrice organica derivante dagli scarti della lavorazione dell'orzo inoculata con funghi benefici per le piante appartenenti al genere Trichoderma, su cui il professor Vannacci lavora ormai da più di vent'anni. Questi ceppi microbici si sono dimostrati degli ottimi biostimolatori della crescita vegetale, favorendo la germinazione e la crescita in altezza delle piante, con particolare riferimento alle colture ortive. E' possibile - ma la conferma verrà solo dal proseguimento della ricerca - che il Tbm-1 abbia ulteriori effetti benefici, non solo in termini di accrescimento delle piante ma anche di protezione dalle malattie e di incremento della concentrazione di sostanze benefiche nei frutti. «La biomassa derivante dagli scarti della lavorazione dell'orzo è già di per sé un arricchimento biologico per il terreno per il contenuto in azoto e altri elementi - spiega il dottor Lorenzo Moncini, responsabile delle attività di ricerca del Crisba - a cui si aggiunge l'azione del microrganismo che rafforza la capacità assorbente delle radici». Adesso il Tbm-1 verrà fatto provare a un gruppo di agricoltori della provincia di Grosseto, individuati dal Crisba grazie al supporto della ditta Meozzi di Follonica. Dal loro grado di soddisfazione e dalle risposte al questionario di valutazione del prodotto che compileranno alla fine del test si capirà se il prodotto è pronto per affrontare il mercato. «Nel campo del vivaismo orticolo - osserva a questo proposito l'assessore provinciale allo sviluppo rurale Enzo Rossi - un prodotto del genere ha potenzialità enormi». Di successo parla anche il professor Vannacci che del Crisba fa parte anche come membro del comitato scientifico dove sono rappresentate tutte e tre le università pisane (Università, Scuola Normale e Sant'Anna): «Questa struttura grossetana fa da tramite tra la ricerca in laboratorio e la sperimentazione sul campo e funziona da interfaccia con gli agricoltori». Grande soddisfazione per l'avvio della sperimentazione sul campo del Tbm-1 è stata espressa anche dalla dirigente scolastica dell'Isitp Annarita Borelli che da un recente incontro con la dirigente dell'Ufficio scolastico regionale ha avuto la conferma della pressoché unicità a livello nazionale del progetto Crisba. «Esiste un centro simile a Locorotondo - dichiara Annarita Borelli - ma è finanziato dal Fondo sociale europeo. La nostra struttura è invece un'articolazione scientifica della scuola sostenuta dalla Provincia (con il contributo di Fondazione Mps e Consorzio Agrario della Maremma Toscana, ndc.) e dalla grande passione del dottor Moncini e della direttrice Giampaola Pachetti».

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