Il Tirreno

Grosseto

«Ho visto il corpo galleggiare»

<b>TRAGEDIA IN SPIAGGIA </b>I soccorritori lungo la Feniglia nel punto dov&#146;&egrave; annegato il piccolo Vittorio
◗
TRAGEDIA IN SPIAGGIA I soccorritori lungo la Feniglia nel punto dov’è annegato il piccolo Vittorio

Lo strazio del padre in spiaggia, polemica su segnaletica e soccorsi

3 MINUTI DI LETTURA





 ORBETELLO. «Ho visto uscire dall'acqua mia figlia e le ho chiesto di Vittorio. Letizia mi ha risposto che era rimasto in acqua. Quando mi sono voltato ho visto il corpicino in acqua». Cristiano Calussi è un padre ferito, abbracciato a un parente per non farsi uccidere dal dolore lungo la spiaggia della Feniglia mentre il corpo di suo figlio di appena 5 anni viene portato via in una bara.  Ad appena una settimana dall'incidente che ha commosso la cittadinanza orbetellana, ecco ripetersi, con amplificata tragicità, una disgrazia sulla spiaggia della Feniglia, che stavolta vede coinvolto un bambino di soli cinque anni.  Stavolta al centro delle polemiche ci sono i tempi dei soccorsi legati soprattutto alle difficoltà di individuare e raggiungere il luogo della tragedia.   Sono quaranta gli interminabili minuti trascorsi in attesa di un soccorso. Le coordinate per i soccorritori, fornite da chi ha lanciato l'allarme, si sono dimostrate fuorvianti: non esiste - confermano autorità e bagnanti - sulla spiaggia un sistema per identificare l'esatta localizzazione. A meno che non si conosca perfettamente la zona, e la numerazione chilometrica riportata sulla strada che percorre la pineta parallela al mare, è quasi impossibile raggiungere al primo tentativo il punto preciso di intervento.  Gli uomini della Guardia costiera e quelli della Croce Rossa sono così accorsi al primo chilometro anziché al terzo, percorrendo poi sul litorale, con una corsa disperata, la distanza che li divideva dal bambino. Anche le auto del Corpo Forestale dello Stato, le uniche predisposte per l'accesso sulla spiaggia, sono intervenute, ma, come gli altri, nel posto sbagliato. Nonostante la buona volontà e lo spirito di sacrificio per tentare di salvare il piccolo non sono riusciti ad arrivare più velocemente. Proprio da loro parte lo sdegno e la denuncia nei confronti di una tragedia che forse poteva essere evitata.  Uno dei responsabili della Capitaneria di porto afferma di aver ripetutamente chiesto, negli ultimi quattro anni, mezzi adeguati per il servizio di salvataggio al Comune di Orbetello. Le proposte avanzate, alle quali ad oggi non è stata dato ancora riscontro, riguardano la numerazione delle uscite dalla pineta e dalla spiaggia, che andrebbero contrassegnate con maggiore chiarezza (numeri, lettere, colori o qualsiasi cosa più visibile di lapidi basse con indicazioni in numeri romani).  Altro punto dolente, che viene denunciato come un miraggio dagli uomini della Guardia costiera, è il posizionamento di Torrette di avvistamento, distribuite sui quattro chilometri di spiaggia libera, fornite di personale specializzato pronto ad intervenire in caso di emergenza. Quando poi si pensa ai mezzi con cui sono costretti ad operare (una Fiat Panda vecchio modello) la rabbia aumenta. Una domanda, rivolta non soltanto all'amministrazione comunale, ma direttamente al Ministero, che non sembra neanche troppo utopistica, riguarda l'acquisto di almeno un motoscooter da spiaggia per poter arrivare con più tempestività in caso di necessità. Anche i gestori degli stabilimenti più vicini, La Zonca e Il Caravaggio, hanno palesato la propria indignazione nei confronti della gestione di una spiaggia libera così bella ed allo stesso tempo così poco controllata dal punto di vista della sicurezza dei suoi utenti. Il progetto "Spiagge Sicure", promosso da Comune e Croce Rossa, attende ancora una completa realizzazione e nell'attesa questa è la seconda vittima in una settimna. Claudia Della Verde ALTRO SERVIZIO A PAGINA 3

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Lutto

Addio a Fabio Vantaggiato, direttore generale di Gesam Reti

di Redazione Lucca