Sicurezza
Dibattito aperto in vista dellufficializzazione a novembre dellUnione
L'ex sindaco contro la fusione tra Comuni Marini: «È un'operazione difficile da gestire»
Fiora Bonelli
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POLEMICA. Nel dibattito tra fusione e unione interviene lex sindaco di Arcidosso Pierluigi Marini 3 MINUTI DI LETTURA
ARCIDOSSO.Fusione-unione dei comuni. In Amiata il dibattito è aperto, in vista della nascita dell'Unione e fra le recenti prese di posizione di alcuni esponenti delle minoranze di Arcidosso e Casteldelpiano che pur votando a favore dell'Unione, si esprimono sulla fusione. A questo dibattito, spesso acceso e provocatorio, prende parte adesso Pierluigi Marini, per decenni amministratore e sindaco arcidossino, più volte assessore sia in Comune che in comunità montana: «C'è il rischio che questo dibattito si incarti in un'inconcludente discussione fra opposte tifoserie - afferma Marini - che ci porta lontano, purtroppo, da una non più rinviabile riflessione sulla riorganizzazione del territorio, che è ciò che, invece, preme». Marini batte l'accento sulla fragilità e la debolezza degli 8 comuni del versante grossetano amiatino e vede la fusione di Casteldelpiano e Arcidosso come una risposta «inadeguata, debole, non in grado di rispondere alle emergenze comprensoriali». Marini sintetizza le ragioni del suo no alla fusione, così: «Operazione, la fusione, di procedura lunga e complessa e difficile da governare successivamente; si rischierebbe di introdurre forzature inutili, paralizzanti, lacerazioni profonde, in grado di vanificare gli sforzi che pur tra mille difficoltà sono stati prodotti dalle istituzioni locali per mantenere un'identità unitaria all'area amiatina. Rischio gravissimo di emarginare i comuni più deboli e periferici, spingendoli a guardare verso altre realtà territoriali; la fusione contraddice esperienze innovative come la gestione associata di servizi; si rischia di compromettere la possibile progettualità comprensoriale, unica risposta per rilanciare il territorio e infine si rischierebbe anche di indebolire la funzione democratica delle autonomie locali». Pierluigi Marini, dunque, spezza una lancia per l'Unione dei comuni, ma con una forte sottolineatura: «Sulla costruzione dell'Unione deve svilupparsi un dibattito aperto e non limitato ai soli addetti ai lavori, che superi calcoli, incertezze e ritardi. Devono ragionarne istituzioni, forze politiche e sociali, movimenti di cittadini. L'unione dei comuni - prosegue Marini - se ben costruita, può essere il soggetto istituzionale forte capace di trovare e mettere a sistema soluzioni da cui dipende il futuro del territorio: parco e riserve, ambiente, geotermia, acque, viabilità anche rurale, forestazione, servizi socio-sanitari, trasporto, sviluppo, occupazione». Marini invoca anche l'utilizzazione più coerente degli strumenti normativi regionali, nazionali e comunitari e vede nell'Unione, se ben costruita «una effettiva comunità solidale e cooperativa». L'ex sindaco di Arcidosso, dunque, sostiene che l'Unione è una carta che l'Amiata ha in mano per proporsi nella sua interezza e coesione di territorio e di comunità e ritiene che il peso decisionale della montagna sarebbe anche maggiore se i due versanti si ricompattassero, proprio come era in passato: «Non dobbiamo rischiare - afferma - di gestire, con l'Unione, le debolezze dei nostri comuni. Dobbiamo mettere in moto una macchina capace di far crescere davvero il cono amiatino. E per questo sarebbe auspicabile una sola Unione speciale che comprendesse i due versanti della montagna oggi divisi». Questa modalità di autogoverno del territorio, dunque, con l'obiettivo di «superare con la concertazione, conflitti, divisioni, miopi chiusure di campanile, in grado di rimuovere i condizionamenti negativi delle rigidità di bilancio in cui si dibattono i singoli comuni per trovare sintesi più convenienti e soluzioni più qualificate».
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