Il Tirreno

Grosseto

Canoni demaniali, sfida legale

<b>STANGATA </b>sul canone per Il Piccolo Mondo di Follonica
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STANGATA sul canone per Il Piccolo Mondo di Follonica

Stangata ai ristoranti sul mare, battaglia nei tribunali

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 FOLLONICA. C'è una vertenza legale in corso che potrebbe aprire nuovi scenari per i ristoranti maremmani lungo la costa e non solo. Tutto parte da Follonica, dove un ristoratore ha fatto ricorso contro l'aumento del canone demaniale marittimo. Se alla fine la spunterà, potrebbe creare un precedente decisivo per tutti i colleghi.  La Finanziaria del 2007 ha cambiato i canoni del demanio marittimo per tutte le attività: prima facevano riferimento a delle tabelle che ne inquadravano i valori in base a criteri schematici; poi, con l'introduzione della nuova legge, il calcolo fa riferimento ai valori indicati dall'Omi (osservatorio mercato immobiliare). In questo modo, nel 2007, al ristorante Il Piccolo Mondo di Follonica arriva una notifica da parte del Comune di Follonica che lo diffida a pagare oltre 70mila euro all'anno (la cifra poi verrà ricalcolata, arrivando a poco più di 50mila euro) rispetto agli 11mila previsti nella concessione demaniale stipulata tre anni prima. Il titolare, Silvio Passini, non ha esitato un attimo e ha presentato ricorso contro questa novità, sancita dall'ufficio del demanio di Firenze attraverso quello di Follonica (il demanio è di competenza regionale, i Comuni svolgono solo un'attività di riscossione).  «Il ristorante è stato considerato come un'attività commerciale e non come un'attività inserita nella voce terziario, ossia beni e servizi», spiega Passini. "Commercio" e "beni e servizi" sono due voci separate, previste in Camera di Commercio.  «Per "commercio" s'intendono negozi e tutti quelle attività dove si acquista della merce - continua - mentre il "terziario" riguarda bar, ristoranti, alberghi, cantieri e così via». A seconda della voce sotto cui sono inserite, le attività pagano un diverso canone demaniale. «Nel "commercio" va in base ai metri quadrati del fondo, mentre per il "terziario" viene calcolato in base all'intera funzione dell'attività».  Insomma, paga meno rispetto a un calcolo basato sulla superficie. Ma venerdì il Tar di Firenze ha respinto il ricorso riconducendo il ristorante a un'attività commerciale. Il titolare non demorde e ha intenzione di andare avanti, o al Consiglio di Stato oppure attraverso un tribunale ordinario. Alla fine comunque un giudice darà una sentenza definitiva su questa vicenda e stabilirà sotto quale voce deve essere incluso il ristorante. Ed è proprio verso questa sentenza che adesso sono puntati tutti gli occhi in Maremma, perché un verdetto favorevole nei confronti di Passini potrebbe aprire nuove prospettive. Già, perché a Grosseto e in provincia i ristoranti sono classificati come attività commerciali e non come beni e servizi.  «Certo che, a seconda della pronuncia del tribunale, potrebbero essere applicate discipline diverse», dice Giancarlo Tei, assessore del Comune di Grosseto con delega al demanio. «Sarà interessante anche capire se riguarderà i ristoranti dell'entroterra». Certo, una sentenza simile «non sarà comunque vincolante», spiega il presidente dell'Ascom Paolo Regina, «ma darà un'indicazione importante. È ovvio che passare sotto la voce "terziario" porterebbe aspetti positivi per i ristoratori, su tutti le agevolazioni demaniali a livello economico; ma anche ad altri tipi di conseguenze, relative ad esempio al contratto collettivo».

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