Il Tirreno

Grosseto

Otto mesi a "Spaccalunotti"

Federico Lazzotti
<strong>SPACCALUNOTTI.</strong> Gino Fatarelli in tribunale. Accanto in un raid in bici
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SPACCALUNOTTI. Gino Fatarelli in tribunale. Accanto in un raid in bici

Arrestato dopo un raid in centro, decisivo un testimone

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GROSSETO. Lo hanno tradito il diciassettesimo danneggiamento in 7 giorni e la camicia che indossa quando entra in tribunale per la convalida dell'arresto: gialla con il disegno di un giocatore di baseball. In testa ha una benda che nasconde le ferite che si è procurato contro le sbarre della camera di sicurezza dopo aver minacciato il suicidio. È durata otto giorni la libertà di Gino Fatarelli, 56 anni, l'ex infermiere con la fissa per i cristalli delle auto e ribattezzato "Spaccalunotti": mercoledì scorso aveva lasciato il carcere, nel tardo pomeriggio di ieri le porte della cella si sono chiuse di nuovo dietro di lui dopo l'arresto avvenuto nella tarda serata di giovedì da parte della polizia. L'accusa è di aver distrutto con un sasso il vetro di una Bmw parcheggiata in via Saffi mentre gli inquirenti stanno compiendo accertamenti su altri episodi che a breve potrebbero essergli contestati. «Il modo con il quale ha agito - confermano - è una sorta di firma».  Determinante, per l'accusa, la testimonianza di un passante che giovedì intorno alle 12,30 ha visto «un uomo con una camicia giallo sgargiante aggirarsi in bicicletta per via Saffi, fermarsi accanto a una berlina parcheggiata, alzare il braccio e lanciare un oggetto provocando un rumore di vetri che si infrangono prima di scappare».  Il pedinamento nei confronti dell'autore è stata una sorta di staffetta tra il testimone che ha seguito «l'uomo in bicicletta» perdersi nel dedalo di strade che circonda il centro e la polizia che si è diretta a casa di Fatarelli, in via Cherubini.  «Quando siamo arrivati - spiegano gli investigatori - abbiamo sentito la porta del suo appartamento al terzo piano chiudersi e il rumore delle chiavi buttate a terra. Siamo entrati e lo abbiamo portato in questura».  A questo punto gli agenti hanno messo a confronto Gino Fatarelli con il testimone, quest'ultimo non ha avuto dubbi nel riconoscere, in chi gli stava di fronte, la persona che poco prima aveva visto avvicinarsi a una Bmw parcheggiata e scagliarci contro un sasso. Il masso, poco dopo, è stato ritrovato dagli agenti all'interno dell'abitacolo.  «Danneggiamenti aggravati», è questa l'accusa che il pubblico ministero Alessandro Leopizzi ha formalizzato ai danni di Spaccalunotti. Ma c'è di più. Durante l'interrogatorio, Fatarelli avrebbe confessato agli agenti altri episodi, quindici in tutto, ai danni di altrettante auto, oltre alle due distrutte giovedì tra via Saffi e via de' Barberi.  Agli agenti l'ex infermiere ha pure consegnato una sorta di pizzino con la lista di tutte le macchine colpite. Nel promemoria, scritto in stampatello, ha appuntato la marca dell'auto e il vetro distrutto, anteriore o posteriore che fosse usando termini che riguardano la sfera sessuale.  «Durante il processo - spiega il suo legale, l'avvocato Alessandro D'Amato - al mio cliente è stato contestato soltanto un episodio, quello della Bmw, per il quale abbiamo scelto di patteggiare. Tutti gli altri saranno discussi in un altro procedimento. Nel dibattimento - aggiunge il legale - abbiamo anche chiesto, senza successo, una nuova perizia psichiatrica (sarebbe stata la quinta in quattro anni ndr) e l'affidamento una struttura specializzata». Le quattro eseguite da altrettanti specialisti hanno sempre ritenuto l'imputato capace di intendere e volere. Al termine dell'udienza il giudice Muscangiuri ha condannato Gino Fatarelli a otto mesi di carcere.

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