Il Tirreno

Grosseto

Tribunale. Il giudice Muscogiuri ha depositato le motivazioni per l’Isola del Grano

«Cav, prove insufficienti»

Pierluigi Sposato
Tullio Pezzopane
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Tullio Pezzopane

Due imprenditori assolti dall'accusa di lottizzazione abusiva

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GROSSETO. «Gli elementi di prova, fondati sui riferiti riscontri testimoniali e documentali concernenti l'esito delle investigazioni di polizia giudiziaria, sono del tutto insufficienti ad affermare la responsabilità penale degli imputati perché non dimostrano affatto che questi ultimi avessero adibito il complesso turistico ad altrui godimento che risultasse incompatibile con il vincolo urbanistico alla destinazione d'uso imprenditoriale».
L'accusa. Sono queste le motivazioni adesso depositate con le quali il giudice Giovanni Muscogiuri ha assolto («il fatto non sussiste») gli imprenditori Alfredo Veltroni e Tullio Pezzopane - amministratori di Mare di Maremma srl - dall'accusa di lottizzazione abusiva per il mutamento di destinazione d'uso della casa albergo vacanze Isola nel Grano di Squartapaglia in immobili a uso abitativo. La Procura contestava la mancata offerta di ospitalità al pubblico, la mancata gestione unitaria dei servizi e della fruizione a scopo turistico-alberghiero delle sei villette. Il tutto fino al 18 gennaio 2007.  Il processo. L'accusa (pm onorario Di Guglielmo) aveva chiesto 6 mesi e 20.000 euro. Il Comune (avvocato Galli) era parte civile. I due imprenditori erano difesi dall'avvocato Umberto Gulina. Tutto era nato da un sopralluogo della polizia municipale nell'agosto 2006, cui erano seguiti anche accertamenti dei carabinieri: le villette apparivano come occupate, perché nei cortili si vedevano panni stesi, giocattoli e arredi da giardino.  Nessuna responsabilità. Secondo il giudice, quegli accertamenti non hanno provato nulla. Non importa la contestata assenza di insegne e cartellonistiche pubblicitarie. Non importa la mancanza di una struttura di accoglienza ospiti. E non ha valore nemmeno il fatto che uno dei proprietari vi aveva addirittura preso la residenza anagrafica, già dal dicembre 2005. Stando alle conclusioni del giudice anche la disamina degli atti di compravendita non ha dimostrato alcunché. Anzi, il giudice si chiede «come mai l'azione penale non sia stata esercitata anche e soprattutto proprio nei confronti dei diversi notai che ebbero a rogare gli atti di compravendita».  Accertamenti incompleti. Insomma, il giudice sposta il tiro, e aggiunge che «non si può sottacere la inspiegabilità, allo stato degli atti, del mancato coinvolgimento nel procedimento, in qualità di indagati e imputati, anziché di persone informate sui fatti e testimoni, dei singoli proprietari». E colui che aveva preso la residenza non solo non può essere giudicato ma è anche inutile mandare gli atti al pm, per lui o per altri, a causa della prescrizione. Poi il giudice tira le orecchie alla polizia giudiziaria perché avrebbe dovuto «organizzare ed eseguire non soltanto degli appostamenti all'esterno ma anche le ispezioni all'interno» alla ricerca della prova dell'uso illecito.  Ritardo sospetto. L'unica concessione che il giudice fa all'accusa è quella che «risulta piuttosto sospetto il ritardo della società di gestione nel mettere in esercizio l'attività ricettiva, considerato che il complesso Cav aveva ricevuto la relativa attestazione di agibilità e abitabilità già il 24 giugno 2005, ovvero circa un anno prima del sopralluogo della polizia giudiziaria». Ma secondo Muscogiuri «siffatta inadempienza temporale dà luogo a un fatto storico meramente negativo che, come tale, non risulta di per sé obiettivamente e univocamente significativo di alcun mutamento penalmente rilevante della destinazione d'uso dell'immobile».  Commenti. Naturalmente soddisfatto il difensore: «Non ci sono "furbetti" di quartiere ma galantuomini. E c'è una struttura ricettiva funzionante», dice. La Procura sta decidendo se presentare appello.

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