Il Tirreno

Grosseto

Anche Anna Olmi getta la spugna

Guido Fiorini
CHIUDE. Anna Olmi nel suo negozio
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CHIUDE. Anna Olmi nel suo negozio

Chiude lo storico negozio di dischi, aperto nel 1945

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GROSSETO. Dopo la Libreria Popolare, uccisa dai costi insopportabili e dall'indifferenza di una città apatica qualche mese fa, Grosseto e il suo centro storico perdono un altro pezzo della loro storia commerciale. Chiude a fine mese, infatti, il negozio di dischi Olmi, sotto ai portici di piazza Dante. Anna, donna che nella sua vita ha sempre saputo combattere, contro tutti e... tutto, stavolta getta la spugna. È in corso la svendita degli ultimi Cd, i nostalgici del vinile spulciano gli scaffali alla ricerca di qualche pezzo raro, ma il 31 il negozio abbassa la serranda, per sempre. Solo il nome resterà, Olmi Dischi, perché la commessa, Cristiana, conosciuta anche come "Cris Dj", riaprirà in piazzetta San Michele e Anna ha deciso di lasciarle il nome e la storica insegna. Allora Anna, cosa è successo? «È successo che non ce la faccio più. Solo questo. Costi troppo alti, ricarichi irrisori imposti dalle case discografiche, la musica scaricata gratis dalla rete illegalmente. Insomma, vendere dischi è diventata una corsa in salita e io sono più una ragazzina. Dispiace perchè qui la gente trovava una grande professionalità. Penso alla classica, alla lirica: chi viene da noi può chiedere, informarsi, troviamo i dischi anche solo se ci "cantano" l'aria. Vadano a chiederlo in un grande magazzino...» I costi sono così pesanti? «Io pago 3700 euro al mese di affitto. Le quotazioni in centro sono queste, si vede anche da quante serrande sono abbassate (da poco ha chiuso un negozio anche in via Aldobrandeschi, ndr). Poi una commessa, il telefono. A fine mese ci perdo. Ho retto per l'attaccamento a questo negozio, a questo lavoro. Ma ora farò la nonna. E darò una mano all'Ascom per il commercio in questo centro storico che finirà per soffocare, collaborando con Alessandra Vegni, eletta da poco al terziario». La ditta Olmi esiste dal 1889, quando il nonno liutaio aveva un negozio a Siena. Poi la famiglia Olmi, padre di Anna della Lupa, madre dell'Istrice, nata "in" Camollìa, dentro le mura, si trasferì a Grosseto. E aprì il negozio di dischi. Era il 1945. Dal 1972 Anna è subentrata al padre. Certo che con la vostra chiusura il centro perde un pezzo di storia. «Lo capisco bene. Ma al centro serve ben altro. Ha bisogno di po' di fiducia, di iniziative, di sostegno dall'Amministrazione. Tutti temevamo il centro commerciale, invece, tolti novembre-dicembre, per la novità, non crea troppi problemi. Qui i problemi noi commercianti ce li creiamo da soli, prima di tutto con la litigiosità». In che senso? «Un esempio? La non coerenza su aperture e chiusure. Io se qualche volta chiudo è solo perché non ce la faccio, ma non voglio vincoli. Voglio essere libera di aprire quando mi pare, come un qualsiasi imprenditore. E non mi ingelosisco se quello accanto a me lavora di più. Anzi, mi impegno per fare meglio». E l'amministrazione? «Ci aiuti. Valorizzare il centro è un bene per la città. Invece questi portici sono sempre più una pena, al buio, sporchi, mal tenuti, non è il salotto buono, pare la... cantina. E 100 giorni al mese ci mettono quelle orrende tende di "plasticaccia" davanti che tappano la visuale. Pare l'accampamento del Saladino. E anche per le iniziative, utilissime per la città, basterebbe un po' di elasticità. Un esempio? Piazze d'Europa, saltato a Grosseto e fatto a Follonica. Nella città del golfo per i 270 stand hanno richiesto un'unica "Dia" complessiva, qui a Grosseto ne volevano 270...»

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