Proteste
Torna il gazebo della discordia
Elisabetta Giorgi
La Curia già alza la voce, ma Salvestroni chiarisce: «È tutto in regola»
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GROSSETO. «Dunque, dov'eravamo rimasti?» disse Enzo Tortora quando tornò in video a Portobello dopo la burrasca giudiziaria. Anche in via Manin, in un certo senso, c'è aria di "déja vu". Il Mercedes caffè riparte col gazebo da dove era morto, tra sguardi perplessi che stanno già sollevando i primi dubbi.
Un manufatto precario, struttura in legno, vetro e metallo, nasce dalle ceneri dove fu smantellato tra polemiche. Nel 2006 lo chiamarono "ecomostro", come un corpo posticcio che per alcuni, nel tratto che conduce da porta Corsica alla Cattedrale, oscurava perfino la visuale del Duomo rendendo difficile il passaggio ai mezzi di soccorso. La Curia si oppose, i cittadini non digerivano il boccone. Madre di tutte le polemiche, quel contenitore pieno di tavoli che dette il via a un vespaio di critiche e alla lunga serie di procedimenti estesi, a effetto domino, a tante strutture gemelle. Decine di gazebo e funzionari comunali entrarono sotto i riflettori della Procura. La struttura fu smantellata dopo un lungo iter passato per burocrazia e aule di tribunali. Poi la gestione è cambiata e ora il gazebo sta nascendo di nuovo.
I tecnici sono a lavoro da giorni, i passanti osservano rilasciando qualche commento sospettoso. Una struttura precaria in legno, vetro e metallo, sempre a servizio del bar/ristorante di via Manin e con qualche "ritocco" rispetto al passato, si solleva dal suolo sfiorando (in alcuni punti) il metro e 70 o forse più. Una pedana parte dal numero di 18 (dov'è la vetrina in cui sono ancora camicie di "AndArt", ora in via san Martino), per unire due vetrate e finire davanti all'ingresso del locale. La pedana ha listelli in legno ed è suddivisa in due moduli, collegati da un piccolo scivolo. Rispetto a prima, c'è di diverso che la struttura è aperta, solo ombrelloni, ma la lunghezza è maggiore. A dirlo, fra gli altri, è la Curia, di nuovo scettica.
«Tutto regolare», spiega Mario Salvestroni, ingegnere e vecchio proprietario del Mercedes caffè che resta socio nella nuova gestione. La società di riferimento è la Tecfin spa, maggiore azionista e proprietaria dell'hotel Airone (sempre di Salvestroni). Il locale si chiamerà Vinosì e aprirà a breve. La società di riferimento è la Vinosì Grosseto srl. L'amministratore e socio è Anna, figlia del grande esperto di vini Luca Maroni, classe '88; quest'ultimo sarà il consulente per la selezione dei vini. Il locale, e qui è la novità di fondo, si candida come un modello di wine bar enoteca pronto a sferrare l'arma dell'eccellenza enologica: «Avremo una rappresentanza importantissima dei vini della Maremma, della Toscana e del resto d'Italia», selezionati dal superconsulente e patròn del Maremma wine shire. «Ci stanno già consegnando i mobili. Metteremo due ombrelloni. I posti del gazebo saranno 20-24. La nostra filosofia sarà quella dell'abbinamento enogastronomico - dice Salvestroni - Proporre il vino come cultura alimentare con cibi selezionati e abbinati a vini eccellenti». Sfondare il fronte della tradizione demodé e intercettare una cultura raffinata, diversa, moderna. «Puntiamo a far degustare vini al bicchiere, chi viene da noi testerà più vini nello stesso pasto. Sul sito andranno le proposte della settimana e il cliente potrà portarsi via il vino degustato, la bottiglia aperta». La speranza dell'imprenditore è che i clienti sappiano afferrare la novità. Per il resto «siamo sicuri: tutto è a norma di legge. Abbiamo rispettato le regole».
Un manufatto precario, struttura in legno, vetro e metallo, nasce dalle ceneri dove fu smantellato tra polemiche. Nel 2006 lo chiamarono "ecomostro", come un corpo posticcio che per alcuni, nel tratto che conduce da porta Corsica alla Cattedrale, oscurava perfino la visuale del Duomo rendendo difficile il passaggio ai mezzi di soccorso. La Curia si oppose, i cittadini non digerivano il boccone. Madre di tutte le polemiche, quel contenitore pieno di tavoli che dette il via a un vespaio di critiche e alla lunga serie di procedimenti estesi, a effetto domino, a tante strutture gemelle. Decine di gazebo e funzionari comunali entrarono sotto i riflettori della Procura. La struttura fu smantellata dopo un lungo iter passato per burocrazia e aule di tribunali. Poi la gestione è cambiata e ora il gazebo sta nascendo di nuovo.
I tecnici sono a lavoro da giorni, i passanti osservano rilasciando qualche commento sospettoso. Una struttura precaria in legno, vetro e metallo, sempre a servizio del bar/ristorante di via Manin e con qualche "ritocco" rispetto al passato, si solleva dal suolo sfiorando (in alcuni punti) il metro e 70 o forse più. Una pedana parte dal numero di 18 (dov'è la vetrina in cui sono ancora camicie di "AndArt", ora in via san Martino), per unire due vetrate e finire davanti all'ingresso del locale. La pedana ha listelli in legno ed è suddivisa in due moduli, collegati da un piccolo scivolo. Rispetto a prima, c'è di diverso che la struttura è aperta, solo ombrelloni, ma la lunghezza è maggiore. A dirlo, fra gli altri, è la Curia, di nuovo scettica.
«Tutto regolare», spiega Mario Salvestroni, ingegnere e vecchio proprietario del Mercedes caffè che resta socio nella nuova gestione. La società di riferimento è la Tecfin spa, maggiore azionista e proprietaria dell'hotel Airone (sempre di Salvestroni). Il locale si chiamerà Vinosì e aprirà a breve. La società di riferimento è la Vinosì Grosseto srl. L'amministratore e socio è Anna, figlia del grande esperto di vini Luca Maroni, classe '88; quest'ultimo sarà il consulente per la selezione dei vini. Il locale, e qui è la novità di fondo, si candida come un modello di wine bar enoteca pronto a sferrare l'arma dell'eccellenza enologica: «Avremo una rappresentanza importantissima dei vini della Maremma, della Toscana e del resto d'Italia», selezionati dal superconsulente e patròn del Maremma wine shire. «Ci stanno già consegnando i mobili. Metteremo due ombrelloni. I posti del gazebo saranno 20-24. La nostra filosofia sarà quella dell'abbinamento enogastronomico - dice Salvestroni - Proporre il vino come cultura alimentare con cibi selezionati e abbinati a vini eccellenti». Sfondare il fronte della tradizione demodé e intercettare una cultura raffinata, diversa, moderna. «Puntiamo a far degustare vini al bicchiere, chi viene da noi testerà più vini nello stesso pasto. Sul sito andranno le proposte della settimana e il cliente potrà portarsi via il vino degustato, la bottiglia aperta». La speranza dell'imprenditore è che i clienti sappiano afferrare la novità. Per il resto «siamo sicuri: tutto è a norma di legge. Abbiamo rispettato le regole».
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