Italia
LINTERVENTO
Don Enzo: «Per gestire l'emergenza serve un assessorato che stia fuori dal Palazzo»
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LA PROPOSTA. Di don Enzo Capitani 3 MINUTI DI LETTURA
In questi ultimi mesi noi cittadini grossetani abbiamo avuto modo di riflettere sulla situazione sociale della nostra comunità. Sono stati molti, infatti, gli episodi che hanno portato alla luce un disagio sociale che sembra crescere progressivamente e che, soprattutto, sembra manifestarsi in modo purtroppo sempre più clamoroso. In particolare, in questi ultimi mesi abbiamo avuto modo di sperimentare sulla nostra pelle due fenomeni che, se non affrontati con la dovuta energia e lucidità, rischiano di far precipitare la situazione: la diminuzione delle risorse per le politiche sociali e la mancanza di coordinamento nella gestione delle risorse pubbliche e private. Di fronte a questi fenomeni riteniamo necessario assumere un atteggiamento costruttivo, teso a superare alcuni limiti strutturali delle politiche sociali così come sono state concepite nel Novecento e, per così, dire, a fare di necessità virtù. È proprio nei momenti di crisi, infatti, che occorre trovare soluzioni creative e innovative. Ma per avere idee buone, e per renderle operative, occorre creare un contesto favorevole alla loro nascita e al loro sviluppo. A questo scopo, proponiamo di partire dalla condivisione di alcuni obiettivi che potrebbero essere perseguiti da coloro che nella nostra città si occupano a vario titolo e con differenti strumenti delle politiche sociali. Il primo obiettivo è l'uso più efficiente delle risorse. Potremmo cominciare dal mettere sul piatto della bilancia tutto quello che abbiamo per vedere se e come lo si può utilizzare in un patto di reciprocità in cui ciascuno si rende disponibile a cedere una parte del proprio potere e a aumentare la trasparenza. Il secondo obiettivo è un maggior coordinamento tra gli attori delle politiche sociali. Ad esempio, nel caso dei senza fissa dimora si dovrebbe pensare a una modalità unica di accoglienza delle persone e alla rintracciabilità degli interventi di sostegno. Qualunque punto della rete di sostegno intervenga, tutti gli altri dovrebbero esserne a conoscenza. Sono obiettivi facili da comprendere ma difficili da perseguire, poiché coinvolgono molte persone e molte istituzioni e perché, quindi, mettono in discussione molte relazioni interpersonali e interistituzionali. Ma occorre muoversi in fretta e procedere senza indugi, se vogliamo riuscire a mantenere il patrimonio di capitale sociale ereditato dalla nostra tradizione. La paura e la diffidenza rischiano altrimenti di consumare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e, quel che è peggio, nel rapporto diretto con gli altri. Perché allora non rompere gli indugi e inventarsi qualcosa di nuovo? E perché non cominciare proprio dalla politica, alla quale deve essere restituito un ruolo da protagonista che in questo momento sembra essere messo in discussione da più parti? Potremmo pensare a un "Assessorato all'Empowerment", un assessorato di strada, non di palazzo, privo di portafoglio e di sede di rappresentanza ma dotato di relazioni oneste e chiare con gli attori del territorio, in possesso delle informazioni e delle competenze necessarie a coordinare e facilitare gli interventi. don Enzo Capitani (presidente Fondazione L'Altra Città)
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