Il Tirreno

Grosseto

Al lavoro per integrarsi con la comunità

Paola Villani
<b>L&#146;IMPEGNO.</b> Vicesindaco Andrea Benini
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L’IMPEGNO. Vicesindaco Andrea Benini

A Follonica i dieci rifugiati si danno da fare grazie al Comune

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 FOLLONICA. A Follonica hanno trovato una casa e anche un mestiere. Per i dieci immigrati fuggiti dalla Libia ospiti della Colonia marina, il Comune e la Società della Salute offrono loro la possibilità di lavorare e quindi di integrarsi ancora di più nella comunità follonichese.  Si tratta chiaramente di occupazioni gratuite, non retribuite, ma che serviranno sia per impiegare il tempo dei rifugiati, (che rimarranno a Follonica fino a fine ottobre) sia soprattutto per inserirli nella società occidentale, in modo tale che una volta ottenuto lo status di rifugiati di guerra, avranno già un bagaglio di esperienza che li aiuterà a vivere in un paese straniero.  In tre saranno a disposizione dell'amministrazione comunale mentre gli altri entreranno nella squadra della cooperativa Il Nodo, realtà che già in passato aveva assunto dei ragazzi eritrei arrivati nel 2008 e fatti alloggiare al Veliero. «Non si tratta di lavoro o di stage perché questi ragazzi non vengono retribuiti - spiega il vice sindaco Andrea Benini - sono inserimenti sociali per non ridurre questa esperienza ad un mero assistenzialismo ma per farla diventare un'opportunità per noi e per loro per il futuro».  Mentre l'altra volta, quando arrivarono in più di duecento da Lampedusa l'attesa del riconoscimento di rifugiati politici venne trascorsa per cinque mesi all'interno di un villaggio turistico, stavolta la situazione è completamente diversa. I somali, tutti giovanissimi, sono solamente dieci e quindi diventa molto più semplice istaurare con loro dei rapporti che vadano oltre il semplice alloggio. Due si occuperanno della cura del verde pubblico, uno invece aiuterà gli operai comunali al cimitero, mentre gli altri più che altro saranno impegnati allo stabilimento balneare Tangram, un bagno accessoriato per accogliere i diversamente abili che si trova sul viale Italia gestito dalla cooperativa il Nodo. Tutto ciò servirà loro per imparare sia un mestiere sia la nostra lingua, un modo per far sì che non rimangano ai bordi della società ma che una volta riconosciuti rifugiati siano parte integrante della comunità italiana.

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