Il Tirreno

Grosseto

«Turni massacranti per noi autisti»

Pierluigi Sposato
<strong>118</strong> Ambulanze del servizio di emergenza sanitaria
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118 Ambulanze del servizio di emergenza sanitaria

118, i dipendenti Asl in servizio a Scansano ricorrono al giudice del lavoro

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GROSSETO. Tre autisti del 118 in servizio a Scansano si sono rivolti al giudice del lavoro per ottenere un provvedimento di urgenza: lamentano la violazione delle norme sull'orario di lavoro, perché sono costretti a turni massacranti. In sostanza, dopo 12 ore di servizio ne devono prestare subito dopo altre 12 di pronta reperibilità. E abitando a Grosseto sono costretti a restare a Scansano. Per dirla con altre parole, sono di fatto "bloccati" a Scansano per 24 ore di fila. Terminato il turno regolare 7-19, sono di "pronta reperibilità" fino alle 7 del giorno successivo: il servizio di reperibilità deve essere garantito entro 8 minuti dalla chiamata ed è per questo che nessuno degli autisti si può allontanare più di tanto dalla postazione dell'emergenza sanitaria. A maggior ragione visto che si tratta di dipendenti Asl che abitano a Grosseto: tornare a casa e poi raggiungere di nuovo Scansano non sarebbe possibile nei tempi consentiti. E nessuno di loro si è comunque mai azzardato ad allontanarsi. Ha prevalso in ogni occasione il senso di responsabilità.  Una situazione limite, verosimilmente senza precedenti in Italia secondo gli accertamenti degli interessati. Il servizio a Scansano è coperto in realtà da due soli autisti, che si alternano secondo gli orari indicati: il terzo - che pure ha presentato ricorso d'urgenza - è l'autista che copre i periodi di ferie o malattia degli altri due. Nessuno di loro contesta il servizio diurno. È quello di pronta reperibilità notturna che - già attuata e comunque garantita - viene ritenuto incompatibile con le norme nazionali e con i contratti collettivi. Perché di fatto gli autisti sono costretti a restare a Scansano. Perché la retribuzione di quelle dodici ore notturne è di appena 20 euro lordi. Perché un servizio di questo genere, attuato con due sole persone, non consente alle stesse di svolgere una normale vita di relazione al di fuori degli orari di lavoro. Un aspetto non secondario.  Oltre tutto, si tratta di autisti che hanno una certa anzianità, anche di servizio. Persone che si definiscono responsabili e che hanno comunque a cuore il proprio mestiere, che stanno effettuando - la situazione va avanti ormai da qualche anno - a prezzo di un sacrificio enorme. Però è arrivato il momento della regolarizzazione. A nulla, spiegano, sono serviti i tentativi messi in campo per cercare una soluzione con l'azienda sanitaria, una soluzione che sia rispettosa del contratto e della dignità del lavoro. È per questo che si sono rivolti al giudice Bilisari, che discuterà il loro caso nei prossimi giorni decidendo su un provvedimento di urgenza. Gli autisti sono pronti a portare testimonianze di chi ha assistito alla loro permanenza nei locali del 118 scansanese nel corso della notte, come anche i registri in cui sono registrati gli interventi e i relativi orari di chiamata e presenza in pronta disponibilità.  Giorni fa il sindaco Cavezzini aveva lamentato la mancanza di un medico nell'ambulanza intervenuta per un malore al teatro. Gli autisti (che fanno presente che medico e infermiere sono comunque in turno, mentre loro sono in disponibilità) dichiarano di aver sempre assicurato la presenza. Anche in quelle occasioni - e sono state più di una - in cui è capitato che per la concomitanza di festività o assenze ci siano stati turni che si sono protratti per ben 72 ore consecutive. E se 24 sono decisamente troppe, figuriamoci 72.

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