Il Tirreno

Grosseto

La Villa è entrata nel circuito museale del Monte Amiata

La passione creativa di Dalì in mostra alla Sforzesca

Fiora Bonelli
<b>LAVORI CONCLUSI.</b> La Villa Sforzesca di Castell&#146;Azzara
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LAVORI CONCLUSI. La Villa Sforzesca di Castell’Azzara

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 CASTELL'AZZARA. La cinquecentesca Villa Sforzesca di Castell'Azzara inserita nel circuito del sistema museale del Monte Amiata, una rete dove sono raggruppate tutte le opere di pregio della montagna e di cui ancora la Sforzesca non faceva parte.  E per celebrare questo ingresso, ad agosto la Villa ospiterà la mostra "Ossessione Dalì: passione, ribellione e lucida follia", la mostra itinerante curata da Maurizio Vanni. Il 25 agosto l'inaugurazione. Un punto a favore, del sindaco Marzio Mambrini, che dopo i lavori di ripristino del complesso cinquecentesco, ha sempre voluto che «la Sforzesca fosse utilizzabile a fini culturali ed economici». Lo spiega il sindaco: «Abbiamo messo a disposizione del circuito questo gioiello perché sia valorizzato ancora di più. Il nostro comune ha già nel sistema museale la galleria dl Cornacchino e conta di inserire in questo circuito anche la Grotta di Sassocolato, la grotta di stalattiti e stalagmiti e, soprattutto, nota per le migliaia di pipistrelli che ospita. E adesso la Sforzesca, per la quale abbiamo a disposizione una guida che accompagna i visitatori nelle varie sale». La villa ospita, al momento, due mostre permanenti: una sulla stessa struttura e l'altra sulle miniarchitetture della Toscana. Poi, da agosto, ci sarà anche Dalì nel piano nobile del palazzo.  La Villa Sforzesca deve il suo nome al cardinale Alessandro Sforza, che la edificò, su progetto degli architetti Fontana, nella seconda metà del 1500 (i lavori furono ultimati nel 1576) per adibirla a residenza mondana per diletto e caccia e come nucleo amministrativo del vasto latifondo posseduto.  La Villa, per caratteristiche architettoniche e per lo sfarzo, niente aveva ad invidiare ai palazzi della nobiltà romana a questa coeve. Poco resta oggi del magnifico giardino con "scherzi d'acqua" e degli affreschi del piano nobile e delle camere, perché le vicissitudini della Villa riferiscono dei passaggi di proprietà succedutisi negli anni in seguito alla morte del cardinale Alessandro (dai Medici fino all'Ente Maremma) che significarono unicamente il suo progressivo degrado. Un crollo verso la fine del 1700, e uno sgretolamento progressivo della cinta muraria, fino ad arrivare all'abbassamento del tetto originario operato negli anni '60 del secolo scorso. «La Villa divenne proprietà comunale nel 1980 - prosegue Mambrini - e da allora iniziarono i primi interventi di recupero. Il compito dell'amministrazione vuole essere quello di far diventare la Villa anche un volano per l'economia del territorio, posta com'è a confine con la via Francigena e cerniera fra Toscana, Lazio ed Umbria e punto centrale di un'area turistica che comprende il parco della Val d'Orcia, le città del Tufo e l'area etrusca».

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