Il Tirreno

Grosseto

Meglio presidente che assessore

Guido Fiorini
PRESIDENTE. Paolo Lecci alla sua scrivania da presidente del consiglio comunale, alle spalle la nuova giunta di Emilio Bonifazi
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PRESIDENTE. Paolo Lecci alla sua scrivania da presidente del consiglio comunale, alle spalle la nuova giunta di Emilio Bonifazi

Paolo Lecci e il suo orgoglio socialista: «Uno dei pochi sempre fedele al Psi»

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GROSSETO. Si è seduto sulla poltrona di presidente del consiglio comunale da meno di un mese ma già Paolo Lecci ("orgogliosamente socialista, da sempre" dice più volte) si toglie qualche sassolino dalle scarpe. Poteva fare l'assessore, almeno così era l'accordo nella coalizione di centrosinistra, ma anche se alla fine ha avuto un incarico diverso non lo considera un ripiego.

In fondo in giunta con Bonifazi, uno che decide quasi sempre di testa sua, si sta "fra color che son sospesi", ne sanno qualcosa Marco Barzanti e Paola Checcacci, mentre il presidente del consiglio è blindato per cinque anni... Ma quello che Lecci proprio non accetta è l'essere sempre accostato al centrodestra, che pure l'ha votato già al primo scrutinio per l'elezione alla presidenza, perché - spiega - la sua storia parte da lontano ed è diversa.

Lui - dice ancora - è sempre rimasto fedele al Partito Socialista senza cedere alla tentazione di molti di riciclarsi altrove. Allora presidente, si è fatto di nuovo ammaliare da "signora politica"... «Ho fatto cinque anni di panchina, per scelta. In questo periodo non ho neppure salito le scale del Comune. Poi il segretario Giuseppe Toscano e l'amico Giussano Valentini mi hanno chiamato e mi hanno convinto a scendere di nuovo in campo. A loro non potevo dire di no. E, in fondo, un po' la politica attiva, fra la gente e per la gente, mi mancava. Devo dire che il risultato della lista, peraltro ottima, è andato oltre le nostre aspettative. C'è voglia di Partito Socialista in città». Però in consiglio c'era stato.

E a lungo... «Forte di una vera investitura popolare. Nel 1993, con una lista autonoma in alternativa a Valentini, che divenne sindaco, presi 700 preferenze, primo assoluto in città. E già c'era quella unica sulla scheda. Nel 1997, alleati a Valentini, in una sfida nella quale si sentiva la sconfitta nell'aria, arrivai comunque terzo assoluto». Poi che successe?

«Nel 2000 aderii al Nuovo Psi di Gianni De Michelis. Eravamo due gatti, ma coraggiosi, c'erano Veronesi di Capalbio, Franco Fazzuoli, il compianto Leopoldo Napoleone.

Fu deciso alle regionali di stare con Altero Matteoli. Fu normale, l'anno successivo, appoggiare Alessandro Antichi: entrai di nuovo in consiglio, con circa 500 preferenze». Quindi ci fu un "passaggio" al Centrodestra. «Ero con i Socialisti, come sempre. Cambiò la geografia politica nazionale e poi cittadina. Ma Antichi mi aveva promesso di fare l'assessore e non mantenne gli impegni (corsi e ricorsi della storia.... ndr). Così fui dirottato al nascente Coeso, che non esisteva.

Di fatto l'ho fondato, ho trovato i contribuiti, l'ho avviato a diventare l'attuale Società della Salute. E in quegli anni ho anche contribuito alla creazione della Marina di San Rocco. Buoni ricordi, insomma». E nel 2006? «Nel 2006 l'aria in città stava cambiando, scelsi di non appoggiare Bellettini, che, allora, sfidava Bonifazi. Altri, penso a Falletti che ora è passato all'Idv ed è nel Cda del Fiora, fecero scelte diverse.

Corsi in una lista autonoma che prese comunque quasi 1400 voti. Scoprimmo solo dopo che c'era lo sbarramento al 3% e restammo fuori. Da qui la panchina». E arriviamo al 2011. «Sia chiaro, eravamo a un bivio. Il partito era in crisi, c'era stato lo strappo con Tei, rischiavamo di sparire. Toscano e Valentini hanno voluto rilanciare e hanno avuto ragione. Abbiamo creato una lista ottima, ci siamo schierati da subito con Bonifazi.

E il mio ingresso in lista ha creato una competizione interna che è stata positiva, si è impegnato molto anche l'avvocato Luciano Giorgi. In tre abbiamo preso circa 1200 preferenze arrivando a quel 7,4% che è eccezionale». Però non fa l'assessore. «No, ma va bene così. Il ruolo di presidente mi piace. Sarò un garante di tutti e già nella composizione delle commissioni, con la prima, quella istituzionale, divisa a metà fra maggioranza e opposizione, l'ho dimostrato». E il centrodestra la vede bene. «Riconosce che sono una persona super partes, tutto qua».

Come svolgerà il suo ruolo? «Stando fra la gente. Io giro la città in bici, mi piace ascoltare i problemi delle persone. Penso che dovremmo trovare qualcosa che possa sostituire le Circoscrizioni, magari con punti di ascolto nei centri sociali e nei centri anziani dei quartieri. E il mio ufficio in Comune potrebbe tirare le fila, ma ne parlerò con il sindaco». Un ufficio in Comune? «Certo, sempre aperto alla gente. E che vorrei addobbare con alcune opere di artisti grossetani che ora sono nelle cantine di alcuni palazzi e del teatro degli Industri. Sarebbe un modo per dare loro dignità, visto che le hanno donate alla città».

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