Attenzione
«Lo avete abbandonato»
Elisabetta Giorgi
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SCOMPARSO Daniele Nucci con la moglie Barbara e sotto il pick up col quale si è allontanato L'angosciato appello dei familiari di Daniele Nucci
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BRACCAGNI. Dopo 69 giorni di attesa e ricerche in caverne e boschi impervi, oggi la famiglia di Daniele Nucci (l'uomo scomparso da Braccagni il 1º maggio scorso) esce dal buio e lancia un ultimo disperato appello. «Siamo una famiglia distrutta dal dolore, aiutateci», implorano la moglie Barbara e i figli in una lettera di quaranta righe che racchiude il dolore in ogni frase e chiede aiuto alle istituzioni colpevoli di aver «abbandonato» il disperso. Le ricerche su Daniele - 47 anni, un metro e 80, capelli verdi e occhi castani - sono a un punto fermo. Ripercorsi a ritroso, i ricordi dei familiari vanno in cerca della "vera storia" di quest'uomo smarrito che ha perduto il contatto con se stesso, prima che col resto del mondo. È la notte tra il 30 aprile e il 1º maggio quando Nucci si allontana dalla sua casa di Braccagni a bordo di una Fiat strada Pick up bianca targata Ce789fw, e un fucile da caccia. Lascia una famiglia preziosa dietro di sé, ma in quel momento è un uomo solo, senza documenti né soldi. La moglie, Barbara Cartocci, fa la casalinga. Il figlio Giacomo, 17 anni, frequenta a Grosseto l'istituto professionale a indirizzo grafico. La figlia Alice, 24 anni, lavora a Follonica in un negozio di articoli per la casa. Quando il padre è scomparso ha preso l'aspettativa di un mese per andare a scoprire se nelle grotte vi sia un barlume di lui; lo ha fatto col fratello e la madre. Ora è tornata in negozio ma la serenità è perduta. I giorni scorrono lenti anche per la nonna, rimasta vedova, che vive alle Versegge e non vuol parlare. «Lasciatemi in silenzio, provo troppo dolore», taglia corto con gentilezza. Gli amici di Daniele hanno organizzato "battute" di ricerca allo scomparso. I più intimi si liberano dal lavoro e quando possono scappano per i boschi mentre «solo ultimamente - dice Barbara - hanno un po' mollato la presa ma li capisco anche, è normale...». Nella macchia maremmana è come cercare un tesoro che può essere nascosto ovunque, tra casali abbandonati, campi incolti e anfratti in collina. Quanto alle ricerche ufficiali delle forze dell'ordine, quella è tutt'altra storia, un'avventura che fa sentire impotenti. La paura è che l'attenzione, prima catalizzata su Daniele, si spenga sempre più col passare del tempo come una fiammella che si consuma da sola, e che alla fine più nessuno ricordi questa storia, nessuno più lo cerchi e lui diventi solo un nome, o un'ombra. «Daniele aveva avuto un incidente sul lavoro e aveva preso una brutta botta in testa - dice Barbara nell'angoscia - ma non aveva fatto pensare a nulla di grave: lui stesso diceva che non era niente». Eppure è attorno a quel colpo in testa che per qualcuno deve cercarsi la chiave della scomparsa improvvisa e di una serie di comportamenti improvvisamente strani. Marito e moglie hanno appena prenotato un viaggio alle Maldive per ottobre e versato la caparra, lui è sereno. Lavora e ha una vita normale, non dà segni di depressione. Tre giorni prima di sparire si presenta agli amici e alla famiglia, ma lì sì, «appare pensieroso. Il sabato pomeriggio si confida col vicino di casa e col fratello dicendo di avere gravi disagi e allucinazioni, e di pensare al suicidio come all'unica via per salvare la famiglia dalle sue gravi visioni di negatività». Perdere se stesso per salvare loro: questa diventa l'unica emergenza di un uomo che si ritrova solo diventando l'ombra di se stesso. L'amico e il fratello cercano di convincerlo a farsi visitare da uno specialista il lunedì seguente, senza avvertire la famiglia di nulla, ma nella notte lui si dilegua inseguito dagli spettri. Telefona all'amico e gli dice che sarebbe andato a fare quella "cosa" che aveva promesso. Le sue competenze e la conformazione del mondo esterno, l'estate con le sue piante rigogliose non lo aiutano a salvarsi. «In questo periodo - piange la moglie - la vegetazione è impervia e rigogliosa, e Daniele, essendo un boscaiolo e avendo sempre frequentato i boschi della zona, conosce alla perfezione gli angoli del territorio». Difficile individuare l'auto (magari nascosta) anche con l'ausilio di elicotteri che sono stati impiegati nelle ricerche solo i primi giorni della scomparsa, «mentre ben più utile sarebbe usare il corpo forestale e la polizia provinciale nelle ricerche come esperti del territorio boschivo della zona». Forse qui starebbe la soluzione a tutto, secondo la famiglia, visto che «grotte e laghi sono stati scandagliati con l'aiuto dei vigili del fuoco ma senza raggiungere nulla di fatto. Abbiamo chiesto l'aiuto dei cinofili ma abbiamo avuto riposta negativa da parte delle forze dell'ordine, che non riescono a organizzare nient'altro di concreto da settimane». Sono quindici giorni, piange la famiglia, che «ci hanno promesso l'impiego di cani per cercare Daniele ma non si è visto niente. Siamo qui che aspettiamo» e ogni giorno che passa è una speranza in meno, una ferita non medicata. Solo la Croce Rossa, dice Barbara, ha spedito tre cani i primi giorni, poi tutto nel vuoto: oggi la situazione è a un punto morto. Passati due mesi giorni non si parla più di Daniele, nessuno ha organizzato battute a piedi e con squadre di cani. La Forestale è stata impiegata all'inizio, insieme all'elicottero e alle jeep. Sono intervenuti speleologi e vigili del fuoco penetrati nelle caverne vicino a Ribolla, a Castel di Pietra. L'ultimo giorno Daniele lavorava lì. «Oggi però siamo disperati. Nella peggiore delle ipotesi sarebbe troppo tardi anche solo per trovare i suoi resti rimasti chissà dove. Se invece come ci auguriamo lui vagasse in stato confusionale, potrebbe aver bisogno di aiuto e ogni minuto è sottratto alla speranza. Vi prego, non ci abbandonate. Aiutateci in qualunque modo a rintracciarlo».
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