Il Tirreno

Grosseto

L'aria al Casone? Puzza, ma è sana

Alfredo Faetti
<b>CASONE</b> Una veduta della zona industriale
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CASONE Una veduta della zona industriale

Arpat rileva cattivi odori, non forme di inquinamento

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 SCARLINO. L'aria che arriva dalla zona del Casone non inquina, ma puzza. E' quanto emerge dai dati raccolti dall'Arpat attraverso le centraline installate lungo la zona. Il problema pare riguardi il solfidrico, un elemento che non ha limiti di legge ma che emette un cattivo odore.  Lo avevano detto già da tempo, i cittadini di di Follonica, che nella zona di Cassarello si respirava un'aria cattiva, facendo arrivare la questione persino al sindaco Eleonora Baldi, attraverso un'azione del Pdl. Lamentele ora confermate anche dall'Arpat, che in una relazione scrive: «alcune sorgenti locali di emissione sembrano in grado di provocare disagi olfattivi significativi in talune zone dell'area urbana». Ma andiamo per ordine. La realzione dell'agenzia parla dei dati rilevati dal monitoraggio tramite laboratorio mobile sulla qualità dell'aria della città sul golfo, attraverso anche le 5 campionatori passivi (ossia le centraline) posizionati nelle zone strategiche del centro urbano. «I dati relativi alle concentrazioni di idrogeno solforato mettono in evidenza una situazione dove le concentrazioni maggiori vengono registrate nelle postazioni di rilevamento più adiacenti alla zona industriale del Casone e al depuratore dei liquami urbani. - si legge nella relazione - Complessivamente, quindi, i livelli medi misurati nell'area urbana di Follonica possono essere associati a probabili superamenti della soglia olfattiva oraria, in particolare nelle aree delle due postazioni sopra menzionate». Traduciamo.  La sostanza "incrimintata" è l'acido solfidrico, un elemento che non ha soglie di legge, ma di olfatto. Per i nasi comuni, il cattivo odore che emana può essere definito come "uovo marcio". La soglia olfattiva, dopo cui si crea la puzza, è 7 e il valore medio registrato dai campionatori è 6.  "Medio" sta a significare che il valore oscilla e che quindi, in alcuni occasioni, può superare la soglia di 7. «Questi odori non sono attribuibili a nessuna specifica azienda presente nell'area - sottolinea Giancarlo Sbrilli, responsabile della zona di Grosseto - per questo dovremo fare altre verifiche». I cittadini della zona possono consolarsi però sul capitolo inquinamento.  Dati alla mano, infatti, Arpat «sottolinea come tutti gli inquinanti indagati abbiano evidenziato tendenze che rispettano ampiamente le soglie previste dalla normativa vigente in materia, mettendo in evidenza una quadro rassicurante circa la "protezione della salute umana"». Anche se è presto per cantare vittoria. «Il monitoraggio consente un confronto con i limiti normativi puramente indicativo, - continua l'Arpat - in quanto la verifica del rispetto della norma per gli indicatori di qualità dell'aria è possibile soltanto con misurazioni che ricoprono l'intero anno solare». I dati rilevati per questo documento invece riguardano soltanto 15 giorni, fino al 31 maggio.  «Ma continuiamo a monitorare 24 ore su 24 - assicura Sbrilli - Poi, dopo un anno, vedremo».

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