Sicurezza
Circa 800 alloggi turistici “sotto processo” possono diventare civili abitazioni: il 30% al Comune
I residence abusivi fanno gola
Si punta a regolarizzare le rta: «Ma non chiamatela sanatoria»
3 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. Residenze turistico alberghiere e case albergo vacanze trasformate in civili abitazioni, ma, per carità, non si parli di sanatoria, perché la parola proprio non piace a amministratori e tecnici che hanno partorito il regolamento urbanistico del Comune di Grosseto. Sta di fatto che all'articolo 96 delle norme tecniche di attuazione lo consente per le circa 800 unità abitative attualmente censite come rta e cav. Se non sono funzionanti come tali è concesso il «cambio di destinazione d'uso da turistico-ricettiva a residenziale», a patto che alla data di adozione del regolamento urbanistico siano già presenti o che, almeno, i lavori di realizzazione abbiano già avuto inizio.
Una modifica che non è gratuita - come del resto alcun condono - ma è subordinata «al pagamento degli oneri di urbanizzazione equiparati a quelli per gli interventi di nuova costruzione» e «alla cessione gratuita al Comune di una quota della superficie dell'intero complesso turistico ricettivo di cui viene chiesta la modifica della destinazione d'uso», una quota che è pari al 30% per le Rta e al 15% per le Cav. Se la cessione gratuita non fosse possibile, «gli interessati saranno tenuti a corrispondere una somma pari al valore venale delle porzioni non cedute». Sia il sindaco Bonifazi che il dirigente dell'urbanistica Marco De Bianchi escludono categoricamente che la regolarizzazione, da un punto di vista urbanistico, possa avere una qualche conseguenza sugli aspetti giuridici, dal momento che queste strutture sono finite nel mirino della magistratura, come lottizzazioni abusive, spesso sono finite anche sotto sequestro e alcuni processi sono già iniziati. Insomma, Bonifazi e De Bianchi escludono che la misura risponda alla logica del "fatto l'inganno trovata la legge". Piuttosto, sembra che la ragione di fondo sia stata quella di dare una risposta ad un problema che, oltre che economico, rischia di diventare sociale, perché una larga parte delle 800 strutture in questione in realtà era stata acquistata come prima abitazione e, di fatto, centinaia di famiglie rischiano di perdere tanti soldi e di andare ad ingrossare le fila di chi chiede una casa popolare. Con questa "sanatoria", alla fine, il Comune otterrebbe il risultato di far avere una casa a chi se l'era comprata anche a costo di tanti sacrifici e ottenere appartamenti - in teoria quasi un terzo dell'intera superficie occupata dalle 800 abitazioni in questione - o l'equivalente in denaro, da destinare all'emergenza abitativa. Ma per fugare i dubbi sulla natura di "sanatoria" di questa misura, Bonifazi e de Bianchi ricordano che non è la trasformazione della destinazione d'uso la prima opzione che il regolamento urbanistico propone.
E l'articolo 95 consente ampliamenti del 30% della superficie per permettere alle rta e alle cav di arrivare alle dimensioni ottimali da un punto di vista economico per poter funzionare come vere strutture ricettive. Sarà da vedere quale strada preferiranno gli interessati.
Una modifica che non è gratuita - come del resto alcun condono - ma è subordinata «al pagamento degli oneri di urbanizzazione equiparati a quelli per gli interventi di nuova costruzione» e «alla cessione gratuita al Comune di una quota della superficie dell'intero complesso turistico ricettivo di cui viene chiesta la modifica della destinazione d'uso», una quota che è pari al 30% per le Rta e al 15% per le Cav. Se la cessione gratuita non fosse possibile, «gli interessati saranno tenuti a corrispondere una somma pari al valore venale delle porzioni non cedute». Sia il sindaco Bonifazi che il dirigente dell'urbanistica Marco De Bianchi escludono categoricamente che la regolarizzazione, da un punto di vista urbanistico, possa avere una qualche conseguenza sugli aspetti giuridici, dal momento che queste strutture sono finite nel mirino della magistratura, come lottizzazioni abusive, spesso sono finite anche sotto sequestro e alcuni processi sono già iniziati. Insomma, Bonifazi e De Bianchi escludono che la misura risponda alla logica del "fatto l'inganno trovata la legge". Piuttosto, sembra che la ragione di fondo sia stata quella di dare una risposta ad un problema che, oltre che economico, rischia di diventare sociale, perché una larga parte delle 800 strutture in questione in realtà era stata acquistata come prima abitazione e, di fatto, centinaia di famiglie rischiano di perdere tanti soldi e di andare ad ingrossare le fila di chi chiede una casa popolare. Con questa "sanatoria", alla fine, il Comune otterrebbe il risultato di far avere una casa a chi se l'era comprata anche a costo di tanti sacrifici e ottenere appartamenti - in teoria quasi un terzo dell'intera superficie occupata dalle 800 abitazioni in questione - o l'equivalente in denaro, da destinare all'emergenza abitativa. Ma per fugare i dubbi sulla natura di "sanatoria" di questa misura, Bonifazi e de Bianchi ricordano che non è la trasformazione della destinazione d'uso la prima opzione che il regolamento urbanistico propone.
E l'articolo 95 consente ampliamenti del 30% della superficie per permettere alle rta e alle cav di arrivare alle dimensioni ottimali da un punto di vista economico per poter funzionare come vere strutture ricettive. Sarà da vedere quale strada preferiranno gli interessati.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
