Il Tirreno

Grosseto

A FOLLONICA

La comunità senegalese abbraccia il suo presidente

Alfredo Faetti

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 FOLLONICA. Sono molti a conoscere Ndiaye Fallou a Follonica e dintorni e quasi tutti gli devono qualcosa. La notizia della morte di suo figlio è arrivata alla comunità senegalese poco dopo che il cuore del piccolo ha smesso di battere e tutti, nessuno escluso, si sono stretti attorno al loro presidente. «Quando il bambino è nato - racconta Ndiaice Cheikh, originario del Senegal ma residente sul golfo - Ndiaye diede una grande festa nella sua casa a Riotorto, dove si era trasferito da poco. Eravamo in molti quel giorno, tutti a festeggiare il nuovo arrivato». Ndiaice fa il meccanico a Follonica già da diverso tempo. Fa parte della comunità e conosce il suo presidente da quando è arrivato. «Ndiaye sta in Italia da dodici anni, circa. È qui, a Follonica, che ha conosciuto sua moglie tre anni fa e con la quale ha iniziato una nuova vita». Le parole del meccanico sono sussurate, volte a nascondere un dolore che ha avvolto tutta la comunità. «Fallou - dice un ragazzo che non vuole dire il nome - è un brav'uomo. A me ha aiutato molto ed è una vera tragedia quella che è successa». La vita di Fallou era fatta di piccole cose di grande valore prima di quella curva sul Romito che gli ha strappato suo figlio dalle braccia: la famiglia, il lavoro e l'impegno per la sua gente. «Ci trovavamo nella segreteria della comunità e lui parlava a tutti - continua Cheikh -. Aiutava ad organizzare viaggi per tornare in Senegal e a trovare lavoro, tanto in Italia quanto in Africa».  La storia della comunità senegalese sul golfo è intrecciata con quella del suo presidente. «Inizialmente la comunità era di Grosseto e Follonica. Poi, due anni fa, si sono divise e Ndiaye è stato eletto subito presidente». Ma l'impegno dell'uomo era già ben conosciuto in città, ancor prima di diventare presidente. Ad esempio, dalla cooperativa Il Nodo, dove Fallou lavora da dieci giorni. «Lo abbiamo conosciuto per alcuni progetti d'integrazione, organizzando serate di musica etnica» spiegano. Gli hanno trovato un lavoro di recente, come manuntentore del verde, dopo che era rimasto disoccupato. «A noi serve una mano e sapevamo che su di lui potevamo contare. Siamo dispiaciuti per questa tragedia».

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