Il Tirreno

Grosseto

La rabbia di una signora che abita vicino all’ospedale: il portalettere non passa più

Senza posta da quindici giorni

Sara Landi
Senza posta da quindici giorni

«Aspettavo lettere importanti, questo è un disservizio»

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GROSSETO. Il postino, si dice, suona sempre due volte. Ma c'è anche chi non vedrebbe l'ora di sentirlo suonare. Ad augurarselo è una lettrice che abita nella zona dell'ospedale e che negli ultimi tempi ha subìto una serie di disservizi e ritardi rispetto alla consegna della posta. Talmente tanti che è impossibile, pensa la signora, chiamare in causa solo la sfortuna. La sua buca delle lettere ormai di lettere non ne vede più da tanto tempo. «Mi doveva arrivare una busta con delle foto importanti da Lecco - spiega la signora Anna Maria - ma quella busta non l'ho mai ricevuta. Allora ho chiesto che me le rispedissero e sono già passati invano almeno una ventina di giorni». Che poi non sarebbero neppure tempi biblici visto che per vedersi recapitare una raccomandata la signora ha dovuto aspettare in passato anche due settimane. «Il bello è - spiega - che sono riuscita a vedermela consegnare solo a furia di telefonate e solleciti e mi sentivo per giunta dire dall'operatore con cui di volta in volta mi capitava di parlare che non mi dovevo arrabbiare. Ma come si fa a non arrabbiarsi in certi casi?». Già, perché quando è successa la storia del ritardo della raccomandata la signora Anna Maria aveva all'attivo un precedente altrettanto poco simpatico. «Non mi arrivavano più le bollette dell'Enel - spiega - e me ne sono accorta nel peggiore dei modi, quando mi hanno staccato la luce». In questo caso il disservizio ne genera un altro perché la sfortunata signora che l'Enel scambia per morosa - ma lo era in modo del tutto inconsapevole e incolpevole - subisce l'interruzione della corrente elettrica. Anche sulle modalità di consegna della posta in cassetta la signora ha qualcosa da ridire. «Capisco che i postini lo fanno per fare prima ma le buche delle lettere sono fatte apposta per contenere la corrispondenza. Perché lasciare plichi e buste infilati a metà, col rischio che malintenzionati possano rubarti la posta?». Ce n'è abbastanza insomma nel caso della signora per parlare di «servizio postale inadeguato e insoddisfacente». A tal punto che risulta difficile anche tentare qualunque forma di reclamo. «Ho telefonato svariate volte al call center ma non c'è mai modo di poter parlare con una persona fisica, un ufficio o un responsabile che ti dica perché certi disservizi accadono. Stai in attesa ore ad ascoltare la musichetta e alla fine non parli con nessuno». D'altronde lo ha riconosciuto alcuni anni fa anche la Corte di Cassazione, le critiche degli utenti aiutano a migliorare i servizi pubblici. «Non è giusto sopportare nel silenzio questi disservizi e magari leggendo la mia storia altre persone si sentiranno incoraggiate a far sentire la loro voce».

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