Il Tirreno

Grosseto

Il presentimento della sua amica, poi la tragedia

Claudia Della Verde
<b>GLI AMICI.</b> Stretti nel dolore
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GLI AMICI. Stretti nel dolore

La comunità stretta nel dolore: una colletta per rimpatriarlo

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 ALBINIA. Lo hanno saputo subito. E non hanno aspettato nemmeno un minuto per correre alla stazione di Albinia. Non importava, ieri pomeriggio, se c'era da vendere oggetti sulla spiaggia o raccogliere pomodori. Sono corsi sui binari, increduli che del loro "fratello" non fosse rimasto niente, nemmeno il corpo da seppellire e da piangere. La comunità senegalese è rimasta così, per tutto il pomeriggio, composta in un dolore straziante.  Una comunità tra le più numerose e integrate. Ufficialmente sono trenta le persone che vivono a Orbetello. Tutte regolari che si sono trasferite nella campagna vicina ad Albinia, dove gli affitti di una casa senza pretese sono meno dispendiosi rispetto al centro. Vivono condividendo le risorse e spartendo le spese, aiutandosi a vicenda. Nel periodo estivo il numero di senegalesi presenti nel territorio si triplica, come confermano gli stessi africani, sempre pronti ad accogliere nuovi compagni. Prova della generosità di questa gente è stata l'immediata disponibilità che ognuno di loro ha assicurato per affrontare i costi del rimpatrio dei resti di Cheikh Niang. «Aspettiamo di incontrare il fratello del nostro amico, in arrivo da Brescia, per discutere tutti insieme la questione» afferma Abib, amico e collega del defunto. La compostezza con la quale si sono presentati tutti alla stazione ha del surreale ai nostri occhi. A due ore dalla morte dell'amico il problema più importante era quello di rientrare nelle spese per il suo ritorno a casa, che potrebbe aggirarsi sui 10.000 euro. Mentre parlavano di Cheikh, non lasciavano trapelare tristezza, non una lacrima o un gesto inconsulto, solo amarezza per il fatto di non averlo più vicino. A lanciare l'allarme ed avvertire tutti i membri più rappresentativi della comunità sono stati due minorenni, prontamente defilati per lasciare posto alla testimonianza di una donna, l'unica del gruppo. Questa ci ha confessato di aver avuto un presentimento; sapeva che Cheikh doveva recarsi a Roma per rifornirsi di merce da vendere, ma si sentiva preoccupata senza motivo. Si è diretta perciò verso la stazione ferroviaria di Albinia dove, riconosciuta l'auto parcheggiata dell'amico, ha sentito il clamore e non ha più avuto dubbi. A sostenere l'unico giovane della comunità, sotto choch c'era Mbaye, una delle colonne portanti del gruppo. «Eravamo amici, lo conoscevo bene, anche se ognuno di noi lavorava in zone diverse - dice - ma le avevamo stabilite di comune accordo».

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