Il Tirreno

Grosseto

Interviene la protezione civile, il capotreno colto da malore

Bloccati sei ore sul convoglio La lunga odissea dei 400 passeggeri

Maurizio Caldarelli   Claudia Della Verde
Bloccati sei ore sul convoglio La lunga odissea dei 400 passeggeri

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 ALBINIA. È durata quasi sei ore, dalle 14,30, l'ora del drammatico scontro tra il treno e l'uomo, alle otto meno un quarto (quando le persone sono state riportate ad Albinia, dove li attendeva un regionale) l'odissea dei quattrocento passeggeri che si trovavano sull'Eurostar City e che hanno dovuto aspettare la conclusione dei rilievi e la rimozione dei resti dell'uomo, prima di poter proseguire il loro viaggio. «Una situazione allucinante - è il racconto di Silvia Mastagni, responsabile dell'ufficio stampa Coop, in viaggio per Roma - Siamo stati chiusi nelle nostre carrozze, senza possibilità di scendere, senza venire aggiornati tempestivamente sulla situazione».  Con il passare del tempo sono finiti anche i panini, i biscotti e le bibite del personale addetto alla ristorazione. «Fortunatamente non era una giornata eccessivamente calda - prosegue - e grazie alla Protezione civile ci siamo potuto rinfrescare con bottigliette d'acqua».  «All'arrivo della motrice da Livorno - dice - c'è stato un sospiro di sollievo, ma la nostra speranza di riprendere la marcia è durata ben poco, visto che tra l'ultimo vagone e la motrice c'era ancora parte del corpo, per cui si è dovuta attendere l'autorizzazione da parte dell'autorità giudiziaria».  Non ci sono stati svenimenti, ma solo tanta rabbia, unita al dispiacere per vedere la comunità senegalese di Albinia stringersi intorno all'uomo. «Al momento dell'impatto mortale - dice - abbiamo sentito come uno scartoccio sotto alla motrice e un lancio di sassi, poi il treno ha rallentato e si è fermato».  «Questa giornata - conclude - la ricorderò per sempre: sono partita da Grosseto alle 14,16 per arrivare a Roma Termini alle 21,45.  I passeggeri scendono dal treno con l'espressione provata ed il volto segnato dallo spavento. L'attesa di avere notizie su quanto accaduto sembra interminabile. I passeggeri del treno proveniente da Genova e diretto a Roma, escono da quel maledetto convoglio, fermo a due chilometri dalla stazione di Albinia, dopo quattro ore dall'incidente. Si tratta per lo più di turisti inglesi e tedeschi che hanno poca voglia di raccontare la terribile esperienza. Le loro espressioni parlano da sole. C'è chi se la prende con il servizio ferroviario che ha abbandonato, dicono, i passeggeri senza dare troppe spiegazioni. Anche una signora con difficoltà motorie è sofferente; ha dolori ad una gamba per l'eccessiva permanenza sul treno e chiede aiuto per oltrepassare gli ostacoli che le impediscono di arrivare al binario dall'altra parte della stazione. Altre persone dicono di essere rimaste all'oscuro su quanto accaduto per più di un'ora, dopodiché sono riusciti a saperne di più grazie a un rincorrersi di passaparola e ai brevi messaggi in inglese lanciati dal personale ferroviario. Il capotreno, che scende pallida dal convoglio, è stata colta da un malore.

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