Finanza
Silenzio, parla Marco Travaglio
Francesca Ferri
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IN SCENA Marco Travaglio a Roselle con Isabella Ferrari (insieme qui sotto) Il 9 luglio a Roselle con Isabella Ferrari
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GROSSETO. È un Paese narcotizzato, sedato quello che Travaglio cerca di svegliare. E sabato prossimo l'iniezione di caffeina toccherà anche ai grossetani. Al Parco di Pietra di Roselle arriva "Anestesia totale", il nuovo spettacolo di una delle voci più corrosive del giornalismo italiano. Dopo l'acclamatissimo "Promeroria", il vicedirettore del "Fatto quotidiano", collaboratore di "Annozero", scrittore e, da tempo, interprete teatrale torna in scena con la diagnosi di un Paese cloroformizzato nell'inganno di un'informazione plagiata al comodo del potere di ogni colore. Lo stile è quello di sempre, ironia tagliente e documentazione puntuale. E, a fare da contrappeso, un maestro, Indro Montanelli, al quale "Anestesia totale" è dedicato nel decimo anniversario della sua scomparsa. La sua lezione senza tempo, ricordata attraverso alcuni brani letti da Isabella Ferrari, getta squarci di luce nella narrazione cupa e rabbiosa che affonda le mani nel fango dei retroscena dell'informazione italiana raccontati da Travaglio. Che è cronaca di questi giorni. Santoro ha rotto con La7. «Che dire? È clamoroso. Nessun programma, non solo in Italia ma in Europa, fa i suoi ascolti. Appena si accennò a una trattativa con La7, il titolo schizzò del 20 per cento. Non si tratta solo di libera informazione, ma di mercato. Possibile che su sette canali tv non si trovi spazio per uno come Santoro? Ecco perché siamo ancora in un Paese in anestesia: Santoro di gente ne ha svegliata e per questo non lo si vuole». Cosa non ha funzionato? «La7 ha capito, a un certo punto, di non poter diventare il terzo polo televisivo. Per quanto si sia distinta - più per demeriti altrui che per meriti propri - ci sono limiti politici, finanziari e produttivi invalicabili: non può superare Rai e Mediaset negli ascolti. Un intervento c'è stato». Gli spazi naturali dell'informazione si restringono; per questo un giornalista fa teatro? «Non ci sarebbe bisogno del teatro se ci fossero spazi sufficienti. D'altro canto il teatro è l'ideale: non c'è la pubblicità o qualcuno che ti interrompe, non ci sono i tempi stretti della tv, puoi argomentare, ragionare». Di questo passo dobbiamo aspettarci anche Santoro sul palco a Roselle? «Magari. Ma no, lui sta bene in televisione». E i giornalisti "anestetisti"? «Da un punto di vista egoistico, li devo solo ringraziare: a noi, che facciamo il nostro lavoro come si deve, hanno consentito di essere apprezzati. Mi scambiano per coraggioso, per uno bravo: ma è una vittoria per abbandono. Il problema è che la democrazia non funziona con giornalisti trombettisti del regime. Siamo arrivati al punto che Masi legge a Bisignani le interviste in anteprima: ma a che titolo Bisignani influenza la stampa? Come siamo arrivati a questo punto? «Il peggior guasto di Berlusconi è che, con un conflitto di interessi smisurato come il suo, ha legittimato tutti i conflitti di interesse più piccoli. Oggi siamo un Paese fondato sul conflitto di interesse. Però c'è una speranza. Possiamo ancora riuscire a fare giornalismo a grandi livelli, come faceva Montanelli, purché ciascuno riscopra i suoi doveri. Il giornalismo non è una questione di eroismo». Inizio spettacolo ore 21.30. Prevendite: www.boxol.it e a Grosseto: Dischi Olmi, Tabaccheria Stolzi, Tabaccheria Franci; a Follonica, Coop e Giramondo Viaggi.
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