Sicurezza
Il caso. Compagnia condannata dopo un incidente in Polonia in cui erano morti i familiari
Il giudice dà ragione a due stranieri «Parificati agli italiani nei diritti civili»
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AVVOCATO Paolo Novelli 3 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. Gli stranieri che vivono stabilmente e lavorano regolarmente in Italia hanno gli stessi diritti civili degli italiani. Anche in tema di risarcimento da parte di una compagnia di assicurazioni, se la polizza è stata stipulata in Italia. Anche se l'incidente è avvenuto all'estero. Lo ha deciso il giudice Paolo Ottati nella causa civile che vedeva due cittadini polacchi opposti alla Unipol. La sentenza è arrivata al termine di una lunga causa e ha dato ragione a Teresa Josefa Cimochowska, 57 anni, e a Marius Gilun, 34 anni, assistiti dall'avvocato Paolo Novelli. La prima è la madre di Agnieszka Gilun e la nonna di Anna (11 anni) ed Eva (8), morte insieme al marito di Agnieska (Zdzislaw Kolenda) in un incidente stradale avvenuto il 24 giugno 2003 a Osuchowa, in Polonia; Gilun è il fratello di Agnieszka e cioè zio delle bambine. La famiglia Kolenda era partita il 23 giugno 2003 da Bagnolo di Santa Fiora dove risiedeva stabilmente e dove lavorava da oltre un anno prima: si era diretta verso la città di origine (Elk) per trascorrere le ferie, a bordo di una Opel Astra. L'auto si era scontrata con un pullman, alle 2,20 di. notte Unipol è stata condannata a pagare alla prima 370mila euro e al secondo 100mila, nonché interessi e spese di giudizio. Unipol ha già provveduto ad erogare quanto dovuto. La compagnia si era però sempre opposta a ogni tipo di riconoscimento (a parte la proposta di 4.600 euro per le spese funerarie), perché a suo giudizio doveva applicarsi il diritto polacco. Dal 2006, l'avvocato Novelli ha seguito gli interessi dei due cittadini polacchi sostenendo tra l'altro che la controversia era tra l'assicurazione, stipulata in Italia, del conducente defunto e i familiari dei trasportati. L'Isvap, cioè l'istituto di vigilanza delle assicurazioni nel 2000 aveva chiarito che l'effettivo ammontare del danno subìto deve essere determinato «con riferimento al luogo ove il soggetto conduce la sua esistenza e svolge la sua attività». Cioè in Italia, dove Teresa Josefa era arrivata nel 2002 e Mariusz Gilun (tra l'altro garante del prestito stipulato dal cognato per acquistare la Opel) addirittura dal 1999. E dove entrambi lavoravano regolarmente: adesso sono in cerca di lavoro, con quel denaro hanno comprato una casa a Grosseto. E vogliono entrambi rimanere in Italia. Il giudice ha riconosciuto «parità di trattamento con il cittadino relativamente alla tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi» e ha scritto che «è pacifico che gli attori, al momento in cui si è verificato il sinistro, soggiornavano stabilmente in Italia». «Il giudice Ottati ha colto nel segno - dice l'avvocato Novelli - identificando appropriatamente la norma di riferimento. Non c'erano precedenti in Italia. Credo che questa sentenza ponga il Tribunale di Grosseto all'avanguardia in Italia nei diritti civili da un punto di vista pratico». (p.s.)
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