Il Tirreno

Grosseto

«No alla caccia selvaggia»

Enrico Giovannelli
«No alla caccia selvaggia»

Castiglione, rabbia per le ulteriori concessioni alle doppiette

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VETULONIA. La caccia in Maremma è da sempre un'attività che coinvolge tutti, tra chi la pratica e soprattutto chi in qualche modo la deve "subire". Il recente cambiamento di alcune zone di caccia a Vetulonia, ha messo sull'attenti il comitato Vetuloniaviva, associato al Wwf di Grosseto. Con una lettera indirizzata a tutti gli enti preposti, dalla Provincia alla Regione, dai comuni interessati a prefetto e Forestale, il comitato ripercorre quello che è successo negli ultimi mesi.  A gennaio la gestione dell'Atc Gr7 ha modificato le attività venatorie nel territorio di Vetulonia appunto, in particolare nella zona di val di Campo, l'Olivetone, e nelle colline vicine. Da circa 60 anni in queste zone viene praticata una attività venatoria specifica (zona particolare di caccia) che ha creato non pochi problemi a residenti e proprietari terrieri. Col passare degli anni, seppur faticosamente, si era però venuto a creare un sottile equilibrio tra cacciatori e proprietari, che ora rischia di svanire. I residenti, con l'accorta lavorazione del territorio, il recupero rispettoso delle tradizioni, di antichi fabbricati e di terre abbandonate, hanno investito per la conservazione del patrimonio naturale, cercando di migliorare il paesaggio, la percorribilità, il godimento e l'immagine del comune di Castiglione. Un investimento che si ripercuote su molti soggetti e fa felici gli stranieri, di queste zone innamorati per le loro bellezze.  Tutto questo rischia ora di venire interrotto. Scrive Vetuloniaviva: «La decisione presa è incauta, incomprensibile, tutta di parte, che non tiene conto dello sforzo dei residenti e dei gravi pericoli alle persone, agli animali domestici e non, con danni irreversibili per la nostra terra. Le particolari caratteristiche di bellezza e quiete di questa zona sono riconosciute ovunque come uniche, ed hanno richiamato molti investimenti privati. Sono sorte in zona varie attività di agriturismo che subiranno gravi danni economici per l'impossibilità di ospitare turisti durante il periodo di libera attività venatoria».  La denuncia è per il «grave pericolo che verrà a crearsi con la nuova destinazione a libera caccia della zona, fatta oltretutto da operatori che non conoscono il territorio, all'incolumità delle persone solite a libere passeggiate, e a bambini abituati a muoversi senza limitazioni vista la presenza di numerose abitazioni (spesso nascoste dalla vegetazione), di siti archeologici, di agriturismi, di strade, di annessi, di coltivazioni, di oliveti, di allevamenti e animali al pascolo». Il comitato si chiede inoltre quanto spazio reale rimane per sparare, considerando le distanze da rispettare da tali strutture dal regolamento sulla caccia. Insomma, il territorio fatto di lotti di terreno molto piccoli, costruzioni, oliveti, siti archeologici, agriturismi, mal si presta ad accogliere questo tipo di attività venatoria. Già una precedente espansione della zona libera di caccia - ricorda Vetuloniaviva - aveva dato esempio di incresciosi episodi avvenuti tra i residenti e i proprietari di terreni. La zona da anni è protetta da vincoli venatori, e si può considerare quasi un'oasi, con molte specie di animali e vegetali che qui trovano un ambiente unico: istrici, tassi, tartarughe, ricci; senza considerare alcune specie di uccelli rapaci come poiane, bianconi, albanelle, gufi, assioli, civette.  Un'invasione massiccia da parte di cacciatori - è il pericolo denunciato - andrebbe irrimediabilmente a intaccare questa inestimabile ricchezza di biodiversità. Il comitato evidenzia come una costruzione di una terza voliera (recinto di ambientamento) in un territorio di pochi chilometri quadrati porti inevitabilmente una pressione venatoria esagerata. E che i proprietari e i residenti non sono mai stati interpellati da alcuno, «e ancor più grave anche da parte della Soprintendenza, visto che importanti siti archeologici di interesse culturale sono comprese nell'area di nuova caccia libera». E si chiede come abbia fatto il comune di Castiglione a finaziare il progetto. Osservando la mappa salta all'occhio - dicono i firmatari - «l'incongruenza di tale progetto: si nota infatti che la nuova zona di libera caccia è una lingua di terra posta tra la zona di divieto e quella particolare di caccia, e tale discontinuità non segue una logica e coerente gestione del territorio».  Vetuloniaviva chiede in sostanza, per scongiurare l'arrivo di frotte di cacciatori, la sospensione di tale delibera per motivi di sicurezza pubblica, tutela del territorio, della fauna e degli animali domestici e da allevamento. E il ritiro del permesso di costruzione di una ulteriore voliera di riproduzione in zona.

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