Il dolore
RISPESCIA NON CI STA
«La festa serve per la Sauro»
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RISPESCIA. Volontari al lavoro 1 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. Nella lunga lettera di Ascom in cui si protesta per le troppe sagre in Maremma, trasformate in veri e propri ristoranti a cielo aperto, l'associazione porta l'esempio della Sagra del Cinghiale di Rispescia. Una manifestazione che dura, fra tutto, un mese esatto. «Sono accuse ingiuste - si difende Giancarlo Massai, organizzatore della sagra a Rispescia - Noi tutti gli anni paghiamo la Siae, i permessi al Comune e investiamo migliaia di euro nelle strutture. La spesa per una cena in media è di quindici euro, ma se riusciamo a essere più convenienti è grazie al fatto che il personale è tutto di volontari e non facciamo una concorrenza spietata perchè, in particolare il fine settimana, non siamo in grado di servire tutti i clienti che allora vanno a mangiare nelle altre trattorie della zona». «Inoltre - prosegue - la festa è organizzata per finanziare la Sauro Rispescia, la nostra associazione sportiva, che coinvolge centinaia di giovani del territorio che altrimenti non avrebbero altri modi per ottenere fondi».
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